IL MIRACOLO DELLA STELLA DI NATALE DESCRITTO RAZIONALMENTE (*)

di Carlo Frison

I racconti dei vangeli di Luca e di Matteo della nascita di Gesù hanno l’apparenza di narrazioni storiche. Il Natale avviene durante il censimento ordinato da Cesare Augusto, quando era governatore della Palestina Quirino. I pastori erano semplici testimoni. Era regnante Erode. I sacerdoti e gli scribi si sono attenuti alla loro funzione di sapienti del “Libro” sacro. L’omaggio dei Magi al bambino rientrava nelle usanze antiche verso i re. E perfino la strage degli innocenti sarebbe ammissibile stando alla fama di crudeltà di Erode. In queste narrazioni storicizzanti di Luca e Matteo è inserito l’evento soprannaturale dell’incarnazione di Dio, nel silenzio di Maria e Giuseppe, e senza associarvi la visione di un fenomeno miracolistico. I miracoli, cioè gli angeli e la stella, sono avvenuti laddove gli autori dei vangeli dovevano raccontare il percorso rispettivamente dei pastori e dei Magi verso il luogo dell’evento soprannaturale.
Nel vangelo di Luca il miracolo degli angeli si svolge in due momenti. Prima appare un angelo e dopo una schiera di angeli. Dice il vangelo: C’erano in quella regione dei pastori che vegliavano di notte nei campi a guardia del gregge. L’angelo del Signore si presentò loro e la Gloria del Signore li avvolse di luce, e furono presi da grande spavento. Ma l’angelo disse loro: Non temete, vi annunzio una grande gioia per tutto il popolo: oggi nella città di Davide vi è nato un salvatore, che è il Messia Signore. (…) Subito si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio così: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini benvoluti da Dio” (Lc 2, 8-14). Il significato del miracolo si trova nella connessione tra la definizione di “salvatore” e la pace. Ciò sottintende che i pastori fossero in pericolo. Il motivo è evidentemente il loro pernottare nei campi, cioè in terreno agricolo. Temevano l’assalto degli agricoltori. Sorge allora la domanda di come possa esserci pace tra agricoltori e pastori. La risposta è nell’annuncio della nascita del salvatore che realizzerà il regno dell’abbondanza di ogni bene per tutti.
Nel vangelo di Matteo invece il miracolo della stella è un enigma. I primi commentatori cristiani erano preoccupati di respingere l’interpretazione astrologica della stella. Origene (185 ca.-253 ca.) pensava di escludere le pratiche astrologiche dei caldei considerando “nuova” la stella, diversa dalle stelle conosciute. Similmente Crisostomo (350 ca. - 407) la riteneva un potere invisibile che aveva assunto la sembianza di stella, perché aveva un moto insolito. Anche per Diodoro di Tarso (†392) non era una stella comune, ma una certa virtù per annunciare la nascita del Signore.
L’astronomia moderna, escludendo esplosioni di stelle dei tipi nova o supernova intorno alla data del Natale, concorda con la spiegazione come miracolo. Il problema è, dunque, descrivere il miracolo. La soluzione viene da una puntualizzazione esegetica, coadiuvata da un vangelo apocrifo, che individua un particolare significato religioso dell’astronomia degli antichi.

Ricostruzione della
Tenda del Convegno
secondo la descrizione
del libro dell’Esodo.

Arrivati a Gerusalemme, i Magi chiedono: “Dov’è il neonato re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2, 2). In queste parole è sottinteso che la stella sia stata la guida per condurre i Magi dall’oriente a Gerusalemme. Né Erode, né gli scribi e i sacerdoti convocati da Erode, pensano di guardare il cielo e chiedere ai Magi quale fosse la stella . Le sapienze dei Magi e degli ebrei sono diverse. Gli uni possiedono l’arte divinatoria degli astri, gli altri hanno il “Libro”, dal quale traggono la predizione del profeta Michea della nascita a Betlemme del “dominatore” d’Israele (Mi 5, 1). Questa indicazione avrebbe dovuto essere sufficiente per i Magi. Potevano incamminarsi verso Betlemme senza che la via fosse indicata dalla stella. Eppure, rimessisi in cammino, ai Magi riappare la stella. Rileggiamo il breve passo enigmatico dell’arrivo dei Magi a Betlemme. I Magi “si rimisero in cammino. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella furono ripieni di straordinaria allegrezza; ed entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e si prostrarono davanti a lui in adorazione (Mt 2, 9-11)”. Notiamo la successione di tre momenti: 1) la stella si ferma sopra il luogo, e questo è l’enigma; 2) i Magi guardano la stella e ne deducono qualcosa che li rallegra; 3) i Magi entrano nella casa sicuri che là ci sia il bambino. All’origine dell’enigma c’e la ricerca della casa del bambino in un villaggio ignaro dell’evento soprannaturale; e l’enigma consiste nella stella fermatasi “sopra il luogo” per indicare ai Magi la casa del bambino.
In aiuto ci vengono due versioni di un vangelo apocrifo. Premetto che negli apocrifi si parla di una grotta invece di una casa. Nel Codice di Hereford della Natività di Maria e di Gesù la stella è descritta in libero movimento nel cielo. I Magi, arrivati alla grotta, raccontano a Giuseppe di aver seguito la stella che “splendeva continuamente in direzione della grotta dalla sera fino al mattino” (capitolo H 88); finché la stella si è posizionata “ferma su questa grotta” (capitolo H 91). Poi i Magi raccontano che la stella, alla sua prima apparizione, ruotava attorno al polo: “Questa stella, infatti, sorse e ci apparve per la prima volta il giorno della nascita di questo ragazzo e, senza uscire dalla traiettoria, compiva da sola il giro del polo celeste” (capitolo H 94). Anche nell’altra versione di questo apocrifo, detta Codice di Arundel, i Magi nominano il polo in una confusa descrizione della volta celeste: “Questa stella, che è sorta, significa che nello splendore del giorno regnerà la stirpe di Dio. Essa non girava nel centro del cielo come sogliono fare le stelle fisse e i pianeti, che quantunque osservino un certo corso di tempo, essendo immobili e di incerta provenienza sono sempre dette erranti: solo questa non è errante. Pareva, infatti, che tutto il polo, cioè il cielo, non potesse contenerne la grandezza” (capitolo A 94).
Benché fantasiosi, i due racconti apocrifi ci danno un prezioso suggerimento: la stella si muove liberamente nel cielo al volere di Dio, ma alla fine si posiziona sul polo. Anche nel vangelo di Matteo il moto è libero. Infatti, prima la stella indica ai Magi la via da oriente verso ovest fino a Gerusalemme, e poi da Gerusalemme verso sud fino a Betlemme. Quello che manca nel vangelo di Matteo è l’ulteriore moto fino alla posizione sul polo, che è la soluzione dell’enigma. I Magi dovevano sapere che la casa di un dio doveva avere le pareti allineate sui punti cardinali. Gli esempi in ambiente ebraico sono il tempio di Salomone e più anticamente la “Tenda del Convegno” (Es 33, 7), dove Yahweh parlava a Mosè “faccia a faccia” (Es 33, 11). Era una tenda rettangolare di lati di 100 per 50 cubiti (un cubito è 46 cm) e veniva posizionata con i lati verso i punti cardinali, col lato lungo in senso est-ovest (Es 27, 9-13). Mosè avrebbe acquisito dagli egizi le tecniche astronomiche. Il monumento più spettacolare che rispetta i punti cardinali è la piramide di Cheope.
In conclusione i Magi avrebbero individuata la casa ponendosi di fronte alla sua parete sud, e guardando verso la stella ferma sul polo avrebbero constatato il giusto allineamento verso nord delle due pareti laterali. La stella ferma sul polo era vista come se fose sopra il tetto della casa. Così è spiegato semplicemente come metafora l’enigma della stella osservata “sopra il luogo”. Non importa supporre che altre case di Betlemme potessero avere ugualmente gli orientamenti cardinali. Per l’autore del vangelo l’importante era trovare la casa del bambino col principio dell’orientamento del polo nord della “Dimora di Yahweh”, la Tenda con l’Arca sacra.
La trattazione astronomica sarebbe finita. Non possiamo però trascurare un passo di senso un po’ teologico e un po’ mitologico del codice di Arundel. I Magi dicono a Giuseppe: “Questa stella, infatti, è parola di Dio. Quante sono le stelle, altrettante sono le parole di Dio. E parola di Dio è il Dio ineffabile. Come ineffabile è questa stella: essa appunto ci fu compagna lungo la via che abbiamo percorso per venire a Cristo” (capitolo A 94). È evidente il riferimento teologico della stella “parola di Dio” all’affermazione di Giovanni: “il Verbo era Dio” (Gv, 1, 1). Più interessante per l’esegesi è il significato mitologico. Nella Bibbia troviamo le costellazioni polari in una visione di Ezechiele. Il profeta descrive così una profanazione del tempio di Gerusalemme: “All’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione vidi donne sedute che piangevano Tammuz” (Ez 8, 9). Tammuz è il dio delle forze generative, sposo di Inanna, regina del cielo e incarnazione della fertilità della natura. Il pianto rituale delle donne che guardano a settentrione è motivato dai miti delle costellazioni delle Orse, considerate la sede delle anime delle generazioni future. Questi miti sono diffusi presso tutte le culture antiche dell’emisfero settentrionale. La connessione delle nascite ai riti delle orse è sostenuta, per esempio, da una associazione etimologica in inglese tra birth (nascita), bear (orso), to bear children (gravidanza).
Gli apocrifi pongono la Sacra Famiglia in una grotta. Ma da una grotta non sono rilevabili allineamenti astronomici. Si deduce che gli autori apocrifi non facevano parte della classe dei sacerdoti e sapienti. È però da chiedersi il perché del silenzio di Matteo sulla posizione necessariamente polare della stella ferma. Probabilmente si voleva evitare il riferimento al significato pagano dei miti delle stelle delle Orse, che non avevano nulla a che fare con l’astrologia, ma erano comunque condannabili.

post scriptum

I Magi, arrivati a Gerusalemme, non sapevano come proseguire. Il loro sapere astrologico era inutile. Sono stati i sapienti giudei a indicare ai Magi il villaggio di Betlemme. Inoltre è notevole la rotazione di 90° della direzione della stella: da circa la direzione di un parallelo da oriente a Gerusalemme verso ovest, a circa la direzione di un meridiano da Gerusalemme a Betlemme verso sud. Tale cambiamento di direzione della stella è irreale, cioè un miracolo che stronca le fantasticherie astrologiche. Siccome è un miracolo, è volontà di Dio che la stella preceda i Magi. Ciò comporta che fin dall’inizio del loro viaggio i Magi erano indotti dalla volontà di Dio.

Padova, 8.10.2016

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