STUDIO GEOMETRICO DEL PERIMETRO DI MILANO CELTICA(*)

di Carlo Frison

La circonferenza dell'oppido celtico di Milano, corrispondente alla pianta disegnata da Leonardo da Vinci, è divisa in archi di 20° a partire dalla direzione nord, secondo un concetto paragonabile al templum etrusco.

La preistoria dell'ubertosa Val Padana non ha i grandiosi monumenti megalitici di altre aree europee. I pochi cromlech e dolmen, di modeste dimensioni, presenti nelle Alpi acquistano importanza dalla loro rarità. Si potrebbe proporre una considerazione sociologica. In Val Padana le comunità avrebbero indirizzato i grandi lavori collettivi allo sfruttamento agricolo di una terra ricca d'acque e favorita dal clima, piuttosto che alla costruzione di grandi opere in pietra paragonabili a quelle della Bretagna e dell'Inghilterra. I grandi lavori erano richiesti per il disboscamento e la coltivazione dei terreni, testimoniati da residue parcellazioni tutt'oggi riconoscibili dette "campi celtici", ma in realtà antecedenti all'arrivo dei celti. Della ricchezza della regione padana possiamo farci una idea dalla numerosità delle terramare scoperte, senza contare che tante altre sono state intaccate dai lavori agricoli e dallo sfruttamento come cave di terreno ricco di humus. È lecito pensare che sotto ogni città antica ci sia un insediamento protostorico. Traendo delle conclusioni dagli ultimi decenni di scavi nelle città della Venetia, Loredana Capuis afferma che una serie di ricerche sistematiche archeologiche e territoriali hanno mutato le concezioni sull'organizzazione degli abitati, evidenziando un'organizzazione insospettabilmente pianificata fin dalle fasi di primo impianto degli abitati. Difatti, sono state rilevate strade, incrociate ortogonalmente, su cui si affacciavano in senso perfettamente perpendicolare abitazioni con fossati e impianti di drenaggio assiali. A Padova il più antico tracciato stradale è databile all' VIII-VII secolo a.C., sovrapposto dallo strato stradale di età romana. Le scoperte di questo tipo hanno confermato l'opinione che, in molti casi, durante la dominazione romana sia stata conservata la conformazione protostorica paleoveneta dell'impianto viario(1). La nuova visione dell'urbanistica antica non riguarda solo la Venetia, ma in generale tutto il processo di romanizzazione a nord del Po, che si differenzia decisamente nel suo svolgimento da quello a sud del Po, trattandosi nel primo caso soprattutto di un fenomeno di autonomo e progressivo adattamento guidato dalla stessa classe dirigente autoctona, nel secondo caso di un intenso procedimento di ripianificazione attuato direttamente da Roma(2). Impostato la questione urbanistica nel quadro della "autoromanizzazione", si comprende come l'adeguamento di Milano alle nuove esigenze abbia riguardato più l'edilizia che la ripianificazione, e successivamente come nel medioevo si siano utilizzate le fondazioni di edifici di età romana, conservando spesso lo stesso impianto stradale(3).
Questa premessa storico-archeologica fornisce le motivazioni dello studio della cartografica per ricostruire l'urbanistica celtica di Milano. In questa città infatti, si sono fatti molti sventramenti di quartieri e costruzioni edilizie senza riguardo al recupero archeologico. Milano moderna ha distrutto "quasi totalmente gli ultimi resti del suo passato"(4). La permanenza dei tracciati stradali lungo i millenni è comunque un dato archeologico, che però ha bisogno di un inquadramento culturale per essere interpretato. Fortunatamente, qualche fonte letteraria ci aiuta. Dal passo di Plutarco sull'assedio romano all'oppido celtico è stata dedotta la presenza di un muro; che poteva trattarsi di un terrapieno con rinforzi di legno(5). Questo muro avrebbe avuto la forma circolare che Leonardo da Vinci ha disegnato in un suo piano di ristrutturazione della città (fig. 1).

Fig. 1 - Stralcio della pianta schematica disegnata da Leonardo da Vinci per un piano di riassetto urbanistico di Milano.

Il perimetro circolare permette di interpretare la tradizione letteraria, del XII secolo, di un arengo circolare con 365 stanze capace di contenere tutti i soldati d'Italia. Un'altra tradizione medievale racconta di una fabbrica rotonda con alte mura e in mezzo molte piante fruttifere(6). Come ho dimostrato in un precedente articolo, la dimensione del cerchio di Leonardo corrisponde a un susseguirsi di strade e di chiese antiche(7). Nel presente studio affronto la permanenza delle vie di accesso alla città in corrispondenza delle strade che intersecano la circonferenza, escludendo il quadrante a nordest, occupato dalla cittadella sacra celtica di forma ellittica, di cui mi sono occupato in altri articoli(8).
Per prima cosa si osservi la circonferenza (fig. 2) che passa presso le vie Lauro (A), Cusani (B), S. Giovanni sul muro (C), Brisa (D), Morigi (E) e Bagnera (F). Da questo punto la circonferenza prosegue lambendo la zona a meridione della città, a quel tempo acquitrinosa, trovando le chiese antiche, o ricostruite su precedenti antiche, di S. Giorgio al Palazzo (G), S. Alessandro (H), S. Giovanni in Conca (I) e S. Giovanni Laterano (L). Infine si continua con S. Maria Maggiore (M) e la via S. Raffaele (N) per giungere all'area occupata dall'ellisse celtica.

Fig. 2 - Divisioni in archi di 20° del vallo dell'oppido celtico. Le lettere A-N indicano le strade e le chiese disposte lungo il cerchio perimetrale. I cerchietti 1-12 indicano gli incroci e le intersezioni delle strade sulla circonferenza, che sono vicini alle divisioni in archi di 20° segnate dai pallini neri. Gli asterischi indicano le tracce del decumano passante per il centro. Le strade che partono dai punti 9 e 10 puntano al centro. Gli archetti punteggiati presso D, E, H, I, L segnano l'ampiezza del vallo. (Impianto viario ricavato dalle mappe catastali di metà Ottocento.)

Adesso si faccia attenzione agli incroci stradali sulla circonferenza, che sono numerati da 1 a 12 nella figura. I cerchietti indicano gli incroci e i pallini neri dividono la circonferenza in archi di 20°. Misurando la distanza tra questi incroci si rilevano le seguenti proprietà geometriche.
1° - Gli incroci sono vicini ai punti di divisione della circonferenza in archi di 20°.
2° - Questi archi iniziano dalla direzione nord passante per il centro della circonferenza.
3° - Gli incroci numerati 1, 2, 3, 4 sono diametralmente opposti a quelli 9, 10, 11, 12.
4° - Il duomo è costruito entro un arco di 10°.
5° - La parete nord del duomo e due tratti di contrade, segnati con l'asterisco, sono sulla direzione est-ovest (decumano) che passa per il centro della circonferenza. Detto per inciso, le terme erculee, costruite alla fine del III secolo d.C., sono a est del duomo allineate sulla direzione del decumano.
6° - La via Unione, che parte dal punto 9, è diretta verso il centro.
7° - Il rettifilo delle vie Spadari e Speronari, che parte dal punto 10, è diretto verso il centro.
8° - Le chiese nominate lungo la circonferenza occupano uno stretto settore che corrisponderebbe alla larghezza del vallo. Sull'orlo interno del vallo si trovano anche alcune strade segnate a punteggiatura presso le lettere D, E, H, I, L.
Nella parte meridionale del vallo, dalla lettera F a L, ci sono altre strade attraversanti la circonferenza in punti intermedi a quelli distanziati di 20°. Si tratterebbe di interventi di ristrutturazione (già in età romana o anche successivi) per scopo di bonifica nell'area paludosa che lambiva a meridione la città. Le strade che non rispettano il modulo dei 20° sono in numero di metà rispetto a quelle a distanze regolari; e si trovano in una zona ristretta idrograficamente problematica, quindi non mettono in discussione la regolarità misurata tra i 12 incroci evidenziati.

Commento. Sebbene la prima idea sia di attribuire il perimetro circolare ai celti, la regolarità geometrica da sola non offre appigli per una datazione ipotetica. Non escluderei che sia anteriore alla mitica fondazione della città da parte di Belloveso nel VI secolo a.C. Esempi di cerchi si trovano dal neolitico germanico (V millennio a.C.) al cerchio di una trentina di metri di diametro di Sarmizegetuza, in Romania (I secolo d.C.), che è stato ricostruito ipoteticamente suddiviso in 30 archi uguali formati ciascuno da una pietra maggiore e da sei minori per un totale di 180 pietre minori. La considerazione che propongo discende dalla constatazione che gli unici due incroci mancanti sulla circonferenza sono a nord e a sud, cioè sulla direzione del cardo. La divisione radiale dello spazio non nasce da esigenze di spartizioni del terreno, ma dalla concezione della volta celeste spartita tra le divinità, quale si trova presso gli etruschi. Nel templum etrusco, l'osservatore rivolgendosi verso sud osservava la pars antica (degli antenati) e alle sue spalle aveva il nord, la pars postica (dei posteri). Sulla direzione del cardo della Milano celtica ci sarebbero state delle porte aperte solo in specifiche cerimonie religiose, per cui sarebbero a lungo andare state soppresse, non essendo transitate usualmente. Si può ampliare il discorso paragonando la divisione in 16 parti del templum etrusco a quella del cerchio di Milano, che sarebbe stata di 18 parti comprendendo anche il settore dell'ellisse. Una pianificazione urbana realmente e regolarmente radiale non ha esempi nell'antichità, tuttavia è idealizzata da alcuni autori. Platone (Le Leggi, V, 745, b) immagina la città divisa in dodici parti interpretabili come spicchi. Aristofane (Gli Uccelli, 995-1009) immagina una piazza centrale da cui si dipartono come raggi le strade della città. Vitruvio (De Architectura I, 6) progetta una pianta ottagonale interpretabile come una suddivisione a spicchi. Il fatto che Milano celtica dia un riscontro concreto alle idealizzazioni di questi autori antichi conferisce a questa città una importanza nell'urbanistica antica paragonabile a quella che Stonehenge ha nel megalitismo.

Note
(*) Revisione dell'articolo pubblicato in "Terra Insubre", n. 43 (2007).
Una sintesi dell'articolo è stata pubblicata in "Bollettino. Gruppo astrofili di Padova", n. 36 (2007).

1) L. Capuis, Città, strutture ed infrastrutture urbanistiche nel Veneto preromano: alcune note, in "Archeologia veneta", XXI-XXII (1998-1999), Padova.
2) M. L. Gatti Perer (a cura di), Milano ritrovata. L'asse via Torino, p. 122.
3) D. Caporusso, Milano romana: la situazione della ricerca archeologica, in AA.VV. "Archeologia urbana in Lombardia", Panini, Modena 1984(?), p. 133.
4) Caporusso, op. cit., p. 133.
5) A. Calderini, Tracce di archeologia preromana nell'ambito della città, in AA.VV. "Storia di Milano", vol. I, Milano 1953, p. 482.
6) M. G. Tolfo, Medhelanon - Mediolanon, Milano 1998, pp. 58-59.
7) C. Frison, Il centro antico di Milano in un disegno di Leonardo?, in "Terra Insubre", 37 (2006), pp. 3-6.
8) C. Frison, L'ellisse preistorica di Milano, in "Quaderni Padani", 55 (2004), pp. 23-25. Idem, Indizi archeologici e cartografici dell'ellisse celtica di Milano, in "Terra Insubre", 40 (2006), pp. 23-27.


Settembre 2007.

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