ETICA E MAGIA NEI FENOMENI MAFIOSI(*)

di Carlo Frison

Dal punto di vista etnologico i fenomeni mafiosi (mafia, camorra e 'ndrangheta) appartengono alla categoria delle leghe segrete maschili. Anche la massoneria e le società segrete slave rivelano la loro origine dalle leghe etnologiche. Data la loro ispirazione religiosa, lo studio delle società segrete etnologiche rientra prima nell'ambito della storia delle religioni e poi, per gli esiti drammatici, nella criminologia.

Le società segrete extraeuropee
Le società segrete etnologiche (in seguito: s.s.e ), nelle forme più tipiche, sono diffuse in Africa centrale, nella Melanesia e nelle Americhe. Qualche autore estende il concetto di società segreta a tutti i sodalizi che praticano il rito iniziatico, ampliandone notevolmente l'area geografica di diffusione. Le s.s.e. si riconoscono dalla struttura piramida1e, dalle iniziazioni, dalla ispirazione religiosa e da aspetti esteriori tra i quali l'uso delle maschere. Sono società gerarchiche con marcata distinzione tra i gradi. L'ammissione e l'avanzamento è basato su criteri selettivi a discrezione dei capi. Pochi possono accedervi e appartenervi diventa privilegio. Non viene ammessa la compresenza dei sessi. Le leghe maschili sono più frequenti di quelle femminili. Le s.s.e. sono di difficile studio per il mistero che le avvolge. A volte è segreto anche il fatto di appartenervi. Nelle loro manifestazioni usano maschere, emblemi e contrassegni di riconoscimento, sistemi convenzionali di gesti e linguaggio esoterico. Nelle cerimonie di iniziazione gli adepti sono istruiti sulle tradizioni e sui segreti della setta, che devono essere celati sotto pena di morte. Le riunioni avvengono in sedi apposite. La presenza di estranei ai riti è severamente punita, in qualche caso con la morte. Le s.s.e. hanno carattere prevalentemente religioso. Molta importanza è data al culto degli antenati. All'interno della loggia si celebrano riti funebri e pratiche magiche per ottenere fertilità, pioggia e buona caccia. Tal volta, durante le riunioni, si svolgono banchetti cannibaleschi. L'importanza religiosa, politica e sociale delle s.s.e. è notevole. Dal punto di vista etico-culturale il loro ruolo è quello di istituire norme di condotta sociale e imporre sanzioni ai trasgressori della morale comune, in virtù di pretese qualità soprannaturali delle sette. Amministrano la giustizia e mantengono l'ordine pubblico; tuttavia sono capaci di imporsi con azioni spesso intimidatorie e a volte criminali. La loggia africana poro avocava a sé i più gravi procedimenti giudiziari. I membri del duk-duk della Nuova Britannia (Melanesia), ammantati e mascherati, erano soliti irrompere nei villaggi allo scopo di punire la infrazione all'etica e al costume tribale e le disobbedienze ai loro comandi. Nel campo economico le s.s.e. controllano la produzione dei beni, sorvegliano l'artigianato, coordinano il lavoro, assegnano le nuove aree da coltivare, influiscono sulla rete commerciale e operano una certa distribuzione forzata dei beni, funzione che può diventare posi ti va nei periodi critici. La supremazia delle s.s.e è esercitata pesantemente sull'attività politica. Agli affiliati vengono segretamente imposti compiti talora in contrasto con quelli che i medesimi hanno in quanto membri del clan o della tribù. Le s.s.e. soddisfano a varie esigenze di governo. Intervengono sulla nomina del capo secolare, manifestano attività legislativa e mantengono relazioni politiche intertribali (esercitano cioè una sorta di diplomazia). Le alte cariche delle s.s.e. danno a chi ne è investito poteri più estesi e meno controllabili di quelli dei capi politici ufficiali; poteri che possono essere sfruttati per sovvertire quelli delle legittime autorità tribali, qualora queste ultime non siano esse stesse implicate nelle logge. Il poro africano esercitava il controllo della pace e della guerra mediante pressioni sui capi, che manovrava secondo i suoi fini. Nelle lotte tra capi rivali, il poro imponeva la sua mediazione e la faceva rispettare con l'invio di una banda di affiliati, camuffati da "diavoli", presso la parte che esitava ad accettare l'arbitrato. Da quanto esposto risulta che le s.s.e. tendono a esercitare un dominio totale sulla comunità, tanto più pesante in quanto la segretezza le sottrae ai controlli. Si comprendono quindi i frequenti casi di degenerazione nell'uso del potere. Le s.s.e. amministrano sommariamente la giustizia. Si prendono le più grandi licenze, estorcendo cibi e doni, saccheggiando gli orti, spogliando gli alberi da frutta, compiendo arbìtri, crudeltà e omicidi per vendetta, tutto sotto la protezione del giuramento iniziatico. Chiunque parli o agisca senza il debito rispetto per le s.s.e. ne pagherà le conseguenze. La tirannia esercitata dalle s.s.e. è sostenuta dal terrore che diffondono tra la gente con l'uso delle maschere, credute manifestazioni degli spiriti. Gli affiliati alla loggia africana degli "uomini leopardo", camuffati con pelle e artigli di leopardo, aggredivano e uccidevano anche per scopi antropofagi e magici. L'attività di questa società era circondata dal più fitto mistero e se un estraneo per caso, o deliberatamente. ne veniva a conoscenza, doveva aspettarsi la morte (1).

IL potere mafioso
I fenomeni mafiosi presentano le stesse caratteristiche delle s.s.e. La mafia non è prodotta dalla povertà, non è mera deliquenza organizzata, ma fa parte della cultura popolare, essendo fondata su valori etico-religiosi , e organizzata per assicurare l'ordine e la stabilità sociale. Il codice d'onore impone al mafioso di rispettare le donne e di vendicare le offese alla morale familiare. Chi riceve un torto o deve sistemare una lite, se è un uomo d'onore, può rivolgersi al mafioso nella certezza di essere difeso nel suo diritto. Originariamente il mafioso è un rappresentante dei miseri e dei deboli: si incarica di riparare i danni e di ristabilire i diritti calpestati dai baroni e dai signori(2). Tanta autorità gli deriva dall'effettivo controllo delle attività agricole, artigianali e commerciali. Ancora oggi ci si rivolge ai mafiosi in ogni caso. Un posto di lavoro si trova tramite loro, non all'ufficio di collocamento. Uno stanziamento si riceve tramite loro, non per vie normali(3). Questo dominio sulla società è possibile perché le cosche, o le paranze, sono a base territoriale. Il capo mafia conosce tutti gli abitanti, le loro professioni e la loro vita. In sostanza le organizzazioni mafiose svolgono lo stesso ruolo positivo delle s.s.e. Soccorrono chi è in difficoltà e fanno rispettare le regole sociali. La ridistribuzione mafiosa della ricchezza, operata con estorsioni gravanti su chiunque abbia un reddito, è paragonabile a quella imposta dalle s.s.e. Qualora tutti accettino il predominio mafioso, la vita scorre tranquilla. Il capo mafia ordina che non si rubi e non si ammazzi. Il mafioso non reca danno a chi pensa ai fatti propri e non entra in contrasto .con lui. Succede anzi che la mafia dia un aiuto alla polizia per combattere la delinquenza comune. Tuttavia, come abbiamo visto per le s.s.e. che terrorizzano la popolazione per farsi valere, anche la mafia mantiene la gente in continua soggezione con azioni intimidatorie, sia direttamente sia tramite i delinquenti comuni e i briganti, qualora riesca a manovrarli per propri scopi. Alla minima infrazione del codice dell'omertà (basato su solidarietà, sottomissione e silenzio) la vendetta della mafia cade spietata, infliggendo danni gravi e ricorrendo facilmente alla pena di morte. La determinazione e la destrezza nell'uccidere è così importante che è necessaria per essere scelti a far parte dell'organizzazione mafiosa. A questo riguardo si nota una differenza di costume tra mafia e camorra. In Sicilia chi si ritiene offeso, tace. Poi aspetta al varco l'offensore. È difficile che lo sfidi a duello. Il camorrista invece perviene ai gradi più alti dell'organizzazione dando mostra del suo coraggio in sanguinosi duelli. In ciò è da vedere una ininterrotta tradizione che perpetua la fama millenaria della Campania come terra di spavalderia. Nell'antichità la Campania era la base di reclutamento dei gladiatori, il centro delle loro scuole e il teatro delle rivolte. Il vincolo dell'omertà garantisce l'aiuto solidale, come in ogni società segreta. Le organizzazioni mafiose offrono ai membri fedeli l'assistenza legale nei processi, lo stipendio mensile alle vedove e il mantenimento degli orfani degli affiliati uccisi. Il codice d'onore conferisce al capo mafia potere assolto. Tutti gli devono rispetto. L'asservimento di ogni strato sociale consente alla mafia di intromettersi e padroneggiare nell'apparato statale, imponendo ai funzionari i propri interessi, attraendo verso di sé l'erogazione di fondi pubblici e l'aggiudicazione di appalti. È infatti caratteristico delle s.s.e. imporre per vie sotterranee la propria volontà ai capi ufficiali. Qualora i funzionari statali non accettino la supina collaborazione, la mafia ricorre alle maniere violente. Per quanto riguarda il passato, la mafia riuscì perfino a suscitare sommosse popolari. I moti siciliani del 1866 furono suscitati dalla mafia, non per scopi antiunitari, ma per imporre la sua prepotenza sotterranea(4). Nell'anima popolare siciliana è vivo il mito dell'esistenza di forze sotterranee, ma vigili, pronte a un intervento vendicatore contro le prepotenze dei feudatari e dei dominatori stranieri. Di volta in volta l'azione resistenziale è stata attribuita ora all'una ora all'altra setta, dalla "lega dei vendicosi" del XII secolo ai "Beati paoli" del XIX(5), e all'attuale contrapposizione della mafia allo stato. Lo spirito mafioso agisce in campo politico con la mentalità terroristica propria delle s.s.e.

La magia nei fenomeni mafiosi
La presa della mafia sulla società non nasce dal controllo economico e politico, viceversa questo è possibile solo perché la mafia è alimentata da concezioni magico-religiose che la radicano nell'anima popolare. Le leghe etnologiche tendono a segregarsi, a tenere segreti i riti, le attività e l'organizzazione. Secondo Di Forti l'onorata società può essere considerata un gruppo caratterizzato da un'organizzazione primitiva dotata di gergo proprio. Nella vecchia mafia, essendo negata la comunicazione con l'esterno, è manifestata una struttura esoterica (6). L'aspetto che meglio indica l'origine etnologica delle organizzazioni mafiose è l'iniziazione. L'iniziazione mafiosa è fedele a codici arcaici, a riferimenti simbolici e religiosi. Il candidato è tenuto per lungo tempo sotto vigilanza. Quando il capo dà l'assenso all'accettazione, il candidato subisce l'iniziazione con un patto di sangue ritualizzato(7). Il patto di sangue istituisce una fratellanza su basi magiche ben nota nell'etnologia. Nella spiritualità dei meridionali, ancora fortemente legata alla stregoneria, sono conservati riti legati al potere magico del sangue. Per esempio, su una sponda del carretto siciliano che si conserva presso il museo "Pitré" di Palermo, raffigurante una scena dei Vespri Siciliani, sotto una rozza immagine si leggono parole didascaliche veramente crude: "Gli venivano somministrate larghe tazze di vino che egli, mescolate col sangue, tracannava" (8). È in questa cultura popolare legata alla magia del sangue che è concepibile l'assimilazione della mafia alle s.s.e., nelle quali talvolta venivano consumati pasti con vivande mescolate a un po' di sangue(9). Nelle culture legate alla magia, in certi casi spargere sangue diventa tabù. In Africa, se un membro della famiglia regnante era condannato a morte, veniva giustiziato, non con la mazza o la lancia, bensì per strozzamento, per evitare spargimento di sangue(10). Analogamente la mafia ricorre alla soppressione mediante incaprettamento (autostrangolamento) per i bambini(11) e per coloro che si sono resi colpevoli di azioni compiute senza l'avallo dei capi mafia o contro una persona di "rispetto". Sembra di poter dedurne il tabù di versare il sangue dei bambini e di certi affiliati infedeli. L'incaprettamento è l'autostrangolamento ottenuto tendendo lungo la schiena una corda legata ai piedi e passante attorno al collo. Si tratta di un metodo antichissimo, raffigurato in un graffito della grotta dell'Addaura del Monte Pellegrino (Palermo), risalente all'epoca epipaleolitica (intorno a 7000 anni a.C.). Un altro indizio della presenza della magia nella mafia è il potere assoluto del capo, che lo mantiene fino alla sua morte anche se viene incarcerato. Il suo potere ha l'influenza magica del capo di una setta mistica. Il mafioso crede nell'effettiva onnipotenza del capo, al cui servizio si pone in cambio di una protezione che egli ritiene di non avere dalle leggi dello stato. Per esempio citiamo un passo giornalistico sulla fedeltà che regna all'interno della camorra: "Per il camorrista il vero Dio è il nostro amato R.C. Così scrive di Raffaele Cutolo uno dell'organizzazione, mentre un altro si dichiara "pronto a dare il sangue" per l' "altissimo", il quale si degna di far rispondere che "anche lui in caso di bisogno è onorato del vostro sangue che da una vena nobile esce per affluire alla sua"(12). Potrebbe essere significativo che il capo della "commissione" suprema della mafia palermitana sia indicato col nome di un animale: la testa del serpente(13). Sappiamo infatti delle concezioni magiche legate al culto degli animali. Importanti s.s.e. si danno un nome di animale, come quelle degli "uomini leopardo", del "serpente" o del "corno di antilope" . Il notevole radicamento della stregoneria nelle aree mafiose induce a riflettere sulla connessione tra i due fenomeni. In un documento del 1658 compare il soprannome di una strega: "Catarina la Licatisa nomata ancor Maffia". Secondo Hess in questo documento la parola "maffia" ha il senso di "audacia, sete di potere e arroganza"(14), non ancora quello di associazione segreta, ma esprime comunque gli atteggiamenti tipici del mafioso moderno. Per quanto riguarda l'Africa è stato supposto che l'attività delle streghe, che si riuniscono nottetempo e "mangiano" certi individui, fosse originariamente connessa alla società segreta del leopardo(15). Le concezioni magiche della stregoneria sarebbero collegate sia alle s.s.e. sia alle mafie, intese come comunità in primo luogo religiose. La forte presenza della stregoneria è la causa principale, se non unica, del malessere sociale del Meridione. Non è una coincidenza fortuita che le zone dove più è radicata la stregoneria coincidano con quelle di massima criminalità e di stentato progresso economico e civile. È stato osservato che nelle società dominate dalla stregoneria la gente è litigiosa e cerca intrighi. Al contrario dove non c'è stregoneria la vita è basata sulla fiducia, nei limiti previsti(16). L'animosità vendicativa deriva tra l'altro dall'attribuzione delle morti alla stregoneria. Inoltre immaginando che la stregoneria sia la causa della sventura(17) se ne rovescia la colpa su altri; ciò spiegherebbe il vittimismo dei meridionali. La corruttela del costume, la violenza privata come regola nei rapporti sociali, la fiacchezza morale e le continue violazioni alle leggi, denunciate dagli stessi meridionali(18), se non fossero in qualche modo controllate, renderebbero impossibile la benché minima convivenza. Ecco quindi che i mafiosi, assumendo il ruolo di giustizieri, di protettori dei deboli, di riparatori dell'onore offeso e di difensori della struttura familiare, nella società dominata dalla stregoneria assolvono alla funzione positiva di contrastare la disgregazione. Questa è la funzione che appunto svolgono le s.s.e.

Retaggio preindoeuropeo
Le più tipiche s.s.e. si riscontrano presso i popoli che praticano la primitiva agricoltura senza aratro, detta orticoltura. Nel mediterraneo l'orticoltura era praticata, durate la preistoria, dai preindoeuropei, nome generico per indicare i popoli anteriori all'arrivo degli indoeuropei, iniziato nel II millennio a.C. È quindi alla cultura preindoeuropea che dobbiamo volgere lo sguardo per risalire alla origine dei fenomeni mafiosi. Mafia, camorra e 'ndrangheta sono localizzate lungo le coste tirreniche, in aree marginali rispetto alle correnti migratorie indoeuropee. È significativo che in Sicilia orientale, dove si stanziarono i siculi, indoeuropei affini ai latini, non apparissero nelle cronache dei giornali fino a qualche decennio fa come zone soggette a cosche mafiose. Queste sono localizzate a occidente, nell'area rimasta occupata dai preindoeuropei elimi e sicani. Per sostenere questa ipotesi dobbiamo in primo luogo supporre che la religione dei preindoeuropei fosse ugualmente basata sul culto della fertilità in tutto il Mediterraneo (come del resto conferma l'archeologia), in modo da poter paragonare le manifestazioni mafiose con la cultura anellenica (preindoeuropea) della Grecia, dato che in essa erano presenti le s.s.e. I culti misterici, le scene mascherate del dramma e la mitologia matricentrica, sono elementi che giustificano la presenza di s.s.e. nella Grecia antica. Oltre a ciò abbiamo un brano del Crizia di Platone da cui si deduce inequivocabilmente che ai greci erano note le s.s.e. Il brano riguarda la leggenda degli atlantidi, popolo che praticava riti propri delle culture matriarcali, quali il sacrificio del toro e il trattamento rituale del sangue. Nell'Atlantide il governo era affidato a dieci re, che esercitavano il potere assoluto nel rispettivo territorio. Periodicamente i re si riunivano in assemblea, precisamente nel quarto e nel nono anno di un ciclo novennale, secondo una ritua1ità che induce a pensare a una s.s.e. Infatti Platone così descrive la riunione: "Venuta la tenebra e consumato il fuoco del sacrificio, tutti indossavano le più belle vesti azzurre, e sedevano in terra presso le ceneri del sacrificio, e di notte, spento tutto il fuoco nel tempio, erano giudicati e giudicavano, se alcuno avesse accusato un altro di aver violato le leggi. Reso il giudizio, al ritorno della luce lo scrivevano su una tavola d'oro, e lo dedicavano a monito insieme con le vesti". Questo brano è chiaro nella descrizione della segretezza della riunione, mentre è solo allusivo per quanto riguarda lo scopo della riunione. Sembrerebbe che il consiglio dei re dovesse scegliere, mediante un giudizio, uno dei suoi membri come vittima da sacrificare. Le vesti, accennate nel brano, dovrebbero essere quelle del re sacrificato, perché nella mitologia greca il significato recondito del rito di appendere le vesti è quello del compimento del sacrificio. Così l'immagine di Dioniso (un dio che viene sacrificato) è una veste e una maschera appese al un palo. Analogamente in Grecia si usava esporre la pelle (che in senso figurato è una veste) dell'animale sacrificato, come segno dell'atto sacrificale. Si comprende allora come le vesti, insieme al giudizio scritto sulla tavola d'oro, potessero servire da monito. Ricollegandoci ai diversi aspetti della civiltà minoica che sono rispecchiati nella leggenda dell'Atlantide, possiamo paragonare il sacrificio di un re degli atlantidi con la tradizione che attribuisce ai re minoici l'usanza di recarsi ogni nove anni al cospetto di Zeus, tradizione che viene interpretata nel senso che ogni nove anni veniva sacrificato il re minoico. Poiché la civiltà minoica è matriarcale e preindoeuropea, siamo indotti a supporre che fosse generale nel Mediterraneo preindoeuropeo la presenza di s.s.e., e quindi a spiegare i fenomeni mafiosi come retaggio preindoeuropeo. Trattandosi di una indagine nell'ambito del matriarcato, vediamo di interpretare il ruolo svolto dalla donna nella società mafiosa alla luce della mitologia matricentrica. Benché la donna sia esclusa dalle organizzazioni mafiose,la sua influenza determina l'implacabile spirito di vendetta che alimenta catene di omicidi. Sciascia ha detto: "Molte disgrazie, molte tragedie del Sud ci sono venute dalle donne. Qua ti delitti d'onore sono stati provocati, ispirati o incoraggiati dalle donne! Dalle donne madri, dalle donne suocere. Eccole di colpo capaci delle peggiori nefandezze"(19). Il generale Dalla Chiesa dà una testimonianz.a diretta di istigazione alla vendetta. Quando era giovane ufficiale dei carabineri in Sicilia, interrogò a lungo la vedova di un morto per mafia. Ma la donna non parlava, pur sapendo chi le aveva ucciso il marito. Alla fine, indicando il figlioletto che teneva in braccio, la vedova esclamò: "Quel nome lo dirò a lui quando avrà l'età giusta". Quindici anni dopo ci fu un altro morto, ucciso da quel bambino che aveva raggiunto l'età giusta per il ruolo di vendicatore(20). La bipolarità "donna e morte" è stata espressa in termini psicoanalitici da Di Forti, il quale descrive il mafioso come posseduto da una "angoscia di annientamento" che per esasperazione ricerca protezione psichica "nell' attaccamento all' imago della madre"(21 ). A conferma della validità generale dell'opinione di Sciascia possiamo considerare che il pianto funebre delle prèfiche, in Corsica e Sardegna, serviva in origine a esaltare gli animi alla vendetta(22). Nella mitologia anellenica la vendetta è personificata da divinità infernali femminili, le Erinni, che perseguitano senza tregua, in vita e in morte, gli assassini, specialmente i parricidi. Analogo concetto, che vede la donna istigatrice di vendetta, si trova nella Bibbia. Qui infatti troviamo Lamec, personaggio della civiltà matriarcale dei cainiti, che, di fronte alle sue donne Ada e Zilla, si vanta di essere vendicativo oltre misura (Gn. 4, 23-24). A volte sono le donne stesse a partecipare ai fatti di sangue, col furore ben espresso dalle baccanti dell'antichità. Per esempio, nei moti di Palermo del 1866, si verificò un episodio in cui la plebaglia infierì con crudeltà contro una quarantina di militari, rimasti tutti uccisi. Titone riferisce che in quell'occasione "una guardia pare sia stata da alcune donne - in questi casi, come sempre accade, più feroci dei loro uomini - condannato a morire a morsi"(23). Un altro episodio, verificatosi nell'impresa dei Mille, è significativo. A Palermo alcuni soldati borbonici furono uccisi e bruciacchiati. Tra i garibaldini presenti c'era Abba, che riferisce tra l'altro questa scena: "Le donne si torcevano le braccia furenti, e intorno a sette o otto morti rigonfi e bruciacchiati, molte fanciulle danzavano come forsennate a cerchio, tenendosi per le mani e cantando. Quei morti erano soldati. Il Generale spronò tirando via e calandosi il cappello sugli occhi. Noi tutti dietro lui, assordati e scontenti"(24). Nelle due cronache siciliane riferite si nota che il fatto di sangue è accompagnato da una certa ritualità, che difficilmente può essere improvvisazione del momento, più probabilmente deriva dai rituali dei sacrifici di fertilità. La frequenza del delitto nel Meridione probabilmente è da riconnettere ai sacrifici umani. Dobbiamo infatti spiegarci la protezione che l'autore di un delitto trova nella popolazione una protezione che assume gli aspetti della solidarietà. Il pietismo per il carnefice fa sì che anche il più onesto dei popolani, come osserva Falzone, "creda di fare opera virtuosa sottraendo alle ricerche della giustizia un assassino, o negandosi di testimoniare contro di lui, perché il codice di omertà dice che quando c'è il morto si deve pensare al vivo"(25). Non si tratta di semplice silenzio per paura, ma di comportamento culturale codificato nel proverbio siciliano "Lu mortu è mortu e s'havi a dari ajutu a lu vivu"(26). Questo fenomeno è paragonabile, nel rituale dei sacrifici anellenici, alla protezione accordata al sacerdote sacrificatore. Per esempio, nelle bufonie (feste greche in cui si sacrificava un bue) il rituale è congegnato in modo da lasciare ignoto il sacrificatore per proteggerlo dalla vendetta dello spirito dell'animale e della Divinità protettrice degli animali. Così, mentre il sacrificatore fugge, si inscena un processo in cui si dichara colpevole il coltello. Ancora più cauto era l'agire nei sacrifici umani anellenici, che sono talmente avvolti nel mistero da essere accennati solo in racconti di sapore mitico. Poiché i sacrifici cruenti sono propri delle religioni dominate dalla Dea Madre, vediamo che confluiscono nella cu! tura mafiosa i due elementi essenziali del sacrificio anellenico: il delitto su istigazione della donna e la protezione per l'assassino.

Matriarcato ancestrale
Sebbene la struttura della famiglia meridionale sia formalmente patriarcale, permangono fenomeni sociali spiegabili supponendo un antecedente matriarcato, che storicamente è collocabile nella cultura preindoeuropea. Non è solo il cosiddetto "mammismo", abbiamo in particolare il nome "mamma" che gli affiliati danno alla mafia(27) e il titolo di "mammasantissima" dato al capo mafia, che indicano chiaramente una cultura matriarcale. Le s.s.e., pur essendo rigorosamente escluse alle donne, non sono espressione di forte patriarcato, giacché non esistono presso i primitivi di pura espressione patriarcale, e cioè presso i pastori nomadi dediti al culto dell'Essere supremo celeste. Le s.s.e. sono proprie dei popoli animisti che, essendo dediti al culto della Terra Madre, relegano in ruolo secondario e insignificante l'Essere supremo, che di conseguenza viene definito dagli etnologi "Dio ozioso". Riguardo al tipo di economia, le s.s.e. si trovano presso gli orticoltori (e anche agricoltori) e i grandi cacciatori, cioè presso popoli che praticano la magia di fertilità. Nella Bibbia gli orticoltori e i grandi cacciatori sono accomunati nella genealogia cainita, essendo i grandi cacciatori definiti "quanti abitano sotto le tende presso il bestiame" (Gn 4, 20), perché seguono lo spostamento dei branchi allo stato brado. Per quanto riguarda l'organizzazione politica si osserva che le funzioni politiche e pubbliche sono sempre in mano maschile, anche nelle società matrilineari. Tuttavia, dove domina il culto della Dea Madre, il padre non ha nessuna autorità nella famiglia. Gli affari di casa e l'educazione dei figli sono affidati dalla madre al proprio fratello. Nella vita pubblica sono le donne che eleggono e allontanano i capi, oppure "fanno i re", come se la legittimità del monarca dipendesse dalla consacrazione conferita dalla regina. In questo senso il titolo di mammasantissima dato al capo mafia esprime la derivazione del suo potere dal favore della donna. Abbiamo quindi da una parte l'autentico patriarcato, in cui il capo famiglia fonda la certezza della sua legittimità nella concezione dell'Essere supremo (Dio Padre), e dall'altra parte un pseudopatriarcato in cui il potere del capo dipende dal volere delle donne. In questo secondo caso, se il capo non vuole essere condizionato, deve imporsi con la forza. Nell'ambito del culto della Dea Madre non si svilupperà mai il concetto di eredità naturale di padre in figlio maggiore. Di fatto le s.s.e. sono associazioni di fratelli che, escludendo le donne, introducono in modo distorto l'autorità maschile. Sembra che nel segreto delle logge il culto dell'Essere supremo riacquisti vigore, come sta a indicare l'uso del rombo nei riti. Il rombo è uno strumento di legno che, producendo un rumore simile a quello del tuono, simboleggia il Dio del cielo. Gli iniziandi verrebbero così introdotti segretamente al culto dell' Essere supremo, che non può esprimersi liberamente per l'oppressione esercitata dal culto della Dea Madre. La venerazione per il Grande Architetto dell'universo, praticata dalla massoneria, è conforme a questa interpretazione del culto dell'Essere supremo nelle s.s.e. Ciò non significa che la struttura interna delle s.s.e. sia patriarcale. Esse rimangono una fratellanza in cui il capo è difficilmente individuabile. Per esempio, la mafia, secondo Di Forti, si rivela una comunità fraterna a struttura esoterica, priva di autorità paterna, perché il capo rappresenta un fratello, non il padre. Il capo mafia che intende diventare il capo dei capi, mette in allarme i capi delle altre cosche, che provvedono a farlo uccidere, poiché minaccia l'organizzazione della fratellanza mafiosa(28). La mancanza dell'autorità paterna determina la mancanza dell'autorità morale e viene meno il rispetto per le leggi della società ufficiale. L'irregolare situazione familiare, l'incertezza nell'attribuzione del potere e i riti magici cruenti generano nelle società matriarcali continui dissidi. Gli archeologi sono del parere che la guerra sia comparsa per la prima volta tra gli agricoltori primitivi. Gli orticoltori sono bellicosi in rapporto al grado di cultura. Si rubano, non solo i beni, ma anche le donne. Il rango sociale stimola la competitività fino all'esasperazione. I maschi devono farsi valere come tali, cioè come guerrieri (29). Ogni esasperata manifestazione di maschilismo e di forza è consona ai culti della Dea Madre basati sulla violenza e sulla morte. La precoce maturazione dei giovani meridionali, attraverso un continuo susseguirsi. di competizioni, sotterfugi o sfide, è quindi un aspetto della cultura matriarcale. Essendo la morale individuale e di gruppo meno sentite nelle culture orticole, il ruolo delle s.s.e. sarebbe quello di opporsi al disordine sociale(30). Analoga conclusione si può trarre per il ruolo delle organizzazioni mafiose.

L'autorità statale ignorata
Solo eccezionalmente nelle culture primitive sono stati creati stati territorialmente vasti da superare gli angusti concetti di famiglia, tribù e villaggio. Nelle culture matriarcali la frequenza delle guerre e gli istinti bellicosi raramente miravano alla conquista. territoriale; piuttosto lo scopo era la cattura per banchetti cannibaleschi, la vendetta o il desiderio di trofei umani per accrescere lo status sociale. L'espansione territoriale richiede un forte potere centrale che non esiste nel matriarcato, in quanto i capi ufficiali sono condizionati e limitati nell'esercizio del potere dalle s.s.e. Le s.s.e. svuotano di potere reale il re e ne fiaccano le mire espansionistiche, mentre esse tendono ad allargare la loro influenza su più tribù per vie sotterranee e con metodi terroristici. Questo spiega perché gli imperi siano stati fondati dai popoli nomadi pastori, la cui organizzazione tribale è priva di s.s.e. In particolare lo stato democratico, sia nella Grecia antica sia nell'epoca moderna, è sviluppato dal patriarcato indoeuropeo. Attualmente il metodo democratico risulta di difficile introduzione nei popoli che hanno un passato matriarcale. Nel Mezzogiorno d'Italia il retaggio matriarcale mantiene tuttora la cultura popolare estranea ai concetti su cui si fonda lo stato. Nelle relazioni al di fuori della famiglia l'italiano meridionale preferisce la concretezza dei rapporti personali con i compari e nella clientela. Anche per chiedere un documento, il meridionale disdegna rivolgersi a un funzionario anonimo: non segue procedure astratte in cui il contatto umano è privato di ogni carica affettiva. Il meridionale preferisce rivolgersi all'amico per ottenere tutto come favore. Il documento risulta così più caro, perché impregnato dal rapporto personale che lo rende unico e lo carica di valenze magiche. È infatti concetto della magia che gli oggetti vengano manipolati da qualcuno dotato di poteri per aiutare una persona. Lo stato è invece fondato sull'autorità di tipo paterno, che detta principi generali ai quali ogni cittadino deve uniformarsi. Il mancato apprezzamento per i principi provoca negli uffici meridionali la debolezza degli organi coercitivi dello stato, l'incertezza degli ordini e l'inesistenza di sanzioni che conferiscano sicurezza e stabilità ai rapporti tra i cittadini.

Influenza delle società segrete sulla storia europea
La complessità del rapporto delle s.s.e. con lo stato richiede almeno un accenno. Secondo Falzone la mafia è la manifestazione di un "dato perenne della vita siciliana: l'acquiescenza a un potere che, fuori dello stato, disponeva, nella realtà, di poteri che dovevano essere di esclusi va competenza di quello"(31). Il potere mafioso però rimane esterno allo stato solo se lo stato lo combatte. Altrimenti la mafia si intrufola negli organi pubblici e li gestisce secondo i propri principi. Come esempio si consideri che il tribunale del Santo Uffizio fu gestito in Sicilia con metodi che possono ben definirsi mafiosi(32). Delle ingerenze improprie di un'altra s.s.e., la massoneria, la magistratura e i governi hanno dovuto occuparsene nel passato. L'origine della massoneria, analogamente a quella della mafia, è da ricercarsi nei fenomeni collegati alla stregoneria. All'inizio del settecento, placatasi la bufera della caccia alle streghe, il reverendo Anderson, probabi1mente per dissimulare le pratiche magiche, riformò precedenti associazioni esoteriche, adottando i simboli delle corporazioni dei muratori, dando così origine alla massoneria (33). D'altronde le corporazioni artigiane avevano caratteri affini a quelli delle s.s.e.: le iniziazioni, la solidarietà tra gli affiliati, gli insegnamenti esoterici e i riti funebri, tanto che in Sicilia le corporazioni artigiane costituivano cosche mafiose ante litteram (34). Non faccia meraviglia che Anderson, pur essendo reverendo, abbia fondato una setta impregnata di riti magici. Non furono rari i sacerdoti accusati di stregoneria. È significativo che la massoneria sia stata fondata nella ricorrenza di S. Giovanni, il 24 giugno 1717. La notte di S. Giovanni è particolarmente ricordata dalle tradizioni come la notte delle streghe, del diavolo e degli incantesimi. Le analogie della massoneria con le s.s.e. sono riassumibi1i nei seguenti punti. Esclusione delle donne. Riunioni segrete notturne(35). Riti magici(36). Culto dell'Essere supremo (il Grande Architetto dell'universo). Struttura piramida1e con avanzamento di grado a discrezione dei capi. Iniziazione con rito di morte e rinascita(37). Giuramento di fedeltà esclusivo gravato da pene atroci. Rivelazione di segreti agli iniziati. Aiuto reciproco tra gli adepti a scapito dei diritti degli estranei. Influenza sotterranea sui capi politici ufficiali(38). Oltre a queste ragioni c'è da rilevare che anche il carattere supernaziona1e della massoneria è già presente nelle s.s.e. Per esempio, il duk-duk della Nuova Britannia esercitava la sua influenza su tribù politicamente indipendenti, sparse su molte isole. Lo stesso vale per l'interdipendenza tra le organizzazioni mafiose, diramate in più stati. Tuttavia, mafia e massoneria, nonostante le infiltrazioni nelle strutture statali, sono rimaste sostanzialmente al di fuori dello stato. Diversamente, in Russia sembrerebbe che le società segrete abbiano avuto maggior influenza sul potere pubblico. Talvolta il governo comunista sembra adottare metodi non dissimili da quelli delle s.s.e. Bisogna tener conto che gli slavi, pur avendo adottato una lingua indoeuropea, non sono di cultura patriarcale, bensì matriarcale. Solo la paziente opera di educazione attraverso i seco li, da parte della chiesa, ha potuto introdurre usanze patriarcali nell'originario costume matriarcale slavo(39). Si può ritenere che le s.s.e. esistenti in Russia(40)abbiano costituito il sostrato culturale sia per le numerose sette segrete politiche russe nell'ottocento sia per l'influsso che hanno avuto le società segrete sulla rivoluzione russa(41). Si comprende così perché la dottrina comunista, nata dalle idee egualitarie e collettiviste delle società segrete di ispirazione matriarcale - Marx e Engels sono stati membri di una società segreta(42) - abbia trovato applicazione nei popoli di costumi matriarcali come sono gli slavi. Infatti Gasparini riferisce che: "Leo Seifert nel 1931 presentò all' università di Vienna una tesi di dottorato in cui intendeva dimostrare che ogni tentativo di instaurazione di proprietà collettiva trae origine da un substrato agrario-matriarcale e che quindi, a giudicare dai rivolgimenti prodotti in Russia nel primo quarto del nostro secolo, tale substrato era ancora operante nella civiltà degli slavi"(43). Anche la duplice forma di proprietà terriera nei kolchos, in gran parte collettiva e in minor misura privata, trova spiegazione nella usanza vigente nel matriarcato di riservare alla donna la proprietà privata. dell'orto di famiglia. A questo proposito Gasparini osserva che: "La collettivizzazione delle terre in cooperative, introdotta in Russia dalla rivoluzione comunista, si arrestò davanti all'orto domestico che rimane a uso personale del coltivatore, anzi della di lui madre, moglie e figlia"(44). Anche la vita politica dei paesi comunisti presenta analogie con le regole delle società matriarcali. Il centralismo democratico di Lenin è paragonabile alla regola dell'unanimità nelle assemblee nei popoli matriarcali. Nel matriarcato i concetti di maggioranza e minoranza sono sconosciuti(45). Quando in un'assemblea si verifica un'opposizione, tutti cercano di persuadere l'oppositore ad arrendersi e lo pregano di desistere. Il dibattito non termina fino a che ogni opposizione non sia ridotta al silenzio e indotta a votare con i più(46). Questo unanimismo forzato spiegherebbe il recupero dei dissidenti comunisti attraverso la costrizione estrema del lavaggio del cervello. La rivoluzione comunista ha prodotto un mutamento sostanziale nel sistema di governo russo. Lo stato zarista, modellato sui principi patriarcali europei, è stato sostituito, nell'ordinamento sovietico, da una conduzione collegiale del potere paragonabile a quelle delle società matriarcali. Kruscev, che aveva cercato di infrangere la collegialità, è stato estromesso. Il governo sovietico accentra su di sé tutti i poteri, non concede indipendenza nemmeno alla magistratura e si circonda di segretezza come solo avviene nelle s.s.e. Come ultima caratteristica delle società matriarcali prendiamo in considerazione la contraddizione che si osserva tra l'egualitarismo di principio e la grande differenza tra la vita misera della gente comune e l'agiatezza della classe dei signori. Nelle orticolture matriarcali l'egualitarismo determina il dovere costante della distribuzione dei proventi delle attività economiche a chi ne abbisogna, dovere che si conserva in forme ritualizzate nelle feste (analogamente a quanto si verifica nel Mezzogiorno d'Italia) o per intervento delle s.s.e. Tuttavia questo egualitarismo viene infranto sia dalla credenza nella magia, che conferisce privilegi a chi è dotato di potere, sia dal dispotismo delle s.s.e. Nella storia europea le maggiori differenze sociali si riscontrano presso i popoli matriarcali. In Sicilia, più ancora che nel resto del Mezzogiorno, agli altèri feudatari di un tempo era contrapposta una massa indistinta di povera gente. In Russia i funzionari statali e di partito godono di grandi privilegi rispetto al popolo. Per l'antichità possiamo citare l'esempio degli etruschi, descritti con meraviglia da romani e greci come divisi in due uniche classi:, i signori che vivevano nel lusso e il popolo ridotto in miserabile schiavitù. Un'ipotesi che spieghi questo fenomeno è deducibile dalla osservazione fatta da Gasparini sull'origine dell'assolutismo nei paesi slavi. Gasparini parte dalla constatazione che nell'autentica grande famiglia matriarcale slava il potere del padre è nullo e inesistente, in quanto il potere risiede tutto e sempre nel consiglio di famiglia e non nelle mani del padre o di un capo. L'adozione di usanze patriarcali ha portato lo sconvolgimento nei rapporti familiari, senza tuttavia introdurre l'autentico patriarcato. Il padre diventa capofamiglia per insegnamento della chiesa e riconoscimento dello stato, ma il suo è un potere di fatto e non di diritto, un'usurpazione, che può essere sopportata, ma non a lungo, e mai riconosciuta. Il marito, che si trova a disporre dell'autorità di capo senza le limitazioni del consiglio di famiglia, ne abusa senza vergogna e si assiste a una esacerbazione di volontà imperativa(47). Supponendo che i rapporti familiari si ripercuotano sulla società, abbiamo che per il capo diventa necessario l'assolutismo per tenere a freno i sudditi riottosi. Potrebbe essere una teoria generale che l'assolutismo si formi in seguito alla introduzione di usanze pseudopatriarcali in un precedente matriarcato. È comunque un dato di fatto che lo stato democratico invece derivi dall'autentico patriarcato.

Note
(*) Pubblicato in "Quaderni di scienze antropologiche", n.12 (1986).

1) Opere più consultate sulle s.s.e.: R. BIASUTTI, Le razze e i popoli della terra, vol. I, IV, UTET,Torino 1967, pp. 671-672. V.L. GROTTANELLI, Ethnologica, vol. III, Labor.,Milano 1966, pp. 232-234, 516-520. E. DAMMANN, Religioni africane, Il aggiatore,
Milano 1968, pp. 247-251. M. CAPITANIO, Lezioni di etnoLogia, CLEUP, Padova 1982, pp. 61 -62, 100-101.
2) F. DI FORTI, Per una psicoanalisi della mafia, Bertani, Verona 1982, p . 84.
3) Anonimo, Un vescovo contro la pax camorristica, in "Famiglia cristiana" 28-1983.
4) V. TITONE, Storia mafia e costume in Sicilia; ed. Milione, Milano 1964, p. 136.
5) G. FALZONE, Storia della mafia, Pan editrice, Milano 1978, pp. 19-20.
6) DI FORTI, op. cit., p. 30.
7) DI FORTI, op. cit., pp .57-58.
8) FALZONE, op. cit., p. 42.
9) DAMMANN, op. cit., p. 248
10) DAMMANN, op. cit., p. 268.
11) G. SASININI, Palermo città dell'assurdo, in "Famiglia cristiana", 45-1984.
12) E. IACOPINO, Ordine di scuderia della camorra ecc., in "Il Gazzettino" 9 giugno 1984. 13) Anonimo, Trema anche Cosa nostra, in "Il Gazzettino", ottobre 1984.
14) H. HESS, Mafia, Laterza, Roma-Bari 1973, p. 3.
15) DAMMANN,op. cit., p. 249.
16) M. DOUGLAS (a cura di), La stregoneria, Einaudi, Torino, 1980, pp. 23-24.
17) DOUGLAS, op. cit., p. 65.
18) FALZONE, op. cit., pp.36, 123, 145. TITONE, op. cit., p.12. 19) F. ZAMBONINI, E io vi dico che in Sicilia le cose possono cambiare,
in "Famiglia cristiana", 20-1984.
20) ZAMBONINI,op. cit.
21) DI FORTI, op. cit., p. 96.
22) G.B. BRONZINI, Lineamenti di storia e analisi della cultura tradizionale, parte II, ed. III, Ateneo & Bizzarri, Roma 1979, p. 122.
23) TITONE, op. cit., p.123.
24) Riferito da FALZONE, op. cit., p. 97.
25) FALZONE, op. cit., p. 36.
26) FALZONE, op. cit., p. 183. 27) Riferito da DI FORTI, op. cit.,. p.164.
28) DI FORTI, op. cit., pp.117, 126.
29) CAPITANIO, op. cit., p. 103.
30) CAPITANIO, op. cit., p. 100.
31) FALZONE, op. cit., p. 257.
32) TITONE, op. cit., pp. 227 ss.
33) G. VANNONI,Le società segrete, Sansoni, Firenze 1985, pp. 13-15.
34) HESS, op. cit., pp.26-27. TITONE, op. cit., p. 232.
35) VANNONI, op. cit., p. 13.
36) VANNONI, op. cit., pp. 14, 20-21, 286.
37) VANNONI, op. cit., pp. 70-73.
38) VANNONI, op. cit., pp.9, 110.
39) GASPARINI, Il matriarcato slavo, Sansoni, Firenze 1973, p. 486.
40) GASPARINI, op. cit., pp. 435-456.
41) VANNONI, op.cit., pp. 253 ss.
42) VANNONI, op.cit., pp. 197 ss.
43) GASPARINI, op. cit., p .2.
44) GASPARINI, op. cit., p. 47.
45) GASPARINI, op. cit., p. 477.
46) GASPARINI, op. cit., pp. 470-471.
47) GASPARINI, op. cit., pp. 488-490.


Settembre 2007.

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