SCIENZA O FILOSOFIA?
IL TRAVISAMENTO DI ODIFREDDI SULL'EVOLUZIONE(*)

di Carlo Frison

Le cause aleatorie dell'evoluzione sono da distinguere dalle cause delle estinzioni onde presentare una visione filosofica dell'evoluzione aderente alle conoscenze scientifiche e rispettosa delle concezioni religiose.

Nella cultura contemporanea, abbacinata dall'accelerazione del progresso tecnologico, il concetto di ricerca è sinonimo di scienza. Le novità negli studi filosofici sono presunte solo come adattamento della filosofia del passato alle teorie scientifiche. La filosofia è così trascurata che talvolta l'interpretazione dei dati scientifici è carente di senso logico. Questo succede facilmente quando la contrapposizione tra ateismo e fede impedisce il pacato confronto tra scienza e religione.
Questa premessa è il commento appropriato alla dipendenza assoluta della scienza dalla matematica posta come principio nella contrapposizione di Odifreddi a Zichichi, di cui si legge nel capitolo "La formula dell'evoluzione" (riprodotto parzialmente in "Le Scienze" n. 486, febbraio 2009) del suo libro "In principio era Darwin" (Longanesi, 2009). Zichichi afferma che l'evoluzione non è una teoria scientifica in quanto non espressa da un'equazione, e Odifreddi risponde che è scientifica perché l'equazione esiste. La contrapposizione è strana. Entrambi concordano sulla necessità del linguaggio matematico per trattare gli argomenti scientifici, ma entrambi manifestano posizioni filosofiche non scientifiche. Non è credibile l'accusa di Odifreddi a Zichichi di non conoscere le equazioni che esprimono le leggi combinatorie dei geni. Deve trattarsi di una diversa interpretazione personale delle ricerche biologiche. Data la vastità dell'argomento, cosparso ancora di grandi lacune conoscitive, le diverse interpretazioni nascono da diverse Weltanschauungen.
Inizio con la posizione di Odifreddi (vedi Appendice), il quale afferma che la matematica dell'evoluzionismo esiste, ed è principalmente costituita dalla legge di Hardy-Weinberg. Dalla rapida consultazione del "Dizionario biografico degli scienziati e dei tecnici" (Zanichelli editore), alle voci dedicate a questi due scienziati, si trova scritto che questa legge è "fondamentale in teoria dell'evoluzione" e che viene così enunciata: "In una popolazione idealmente infinita, interfeconda e caratterizzata da accoppiamenti casuali, a meno che non intervengano meccanismi di selezione, la fecondità rimanga omogenea e non si verifichino mutazioni, i genotipi e gli alleli che la caratterizzano permangono indefinitamente costanti." Il discorso da fare può tralasciare le specifiche formulette matematiche riportate da Odifreddi sulla combinazione degli alleli. La contraddizione che si scorge è che la legge suddetta stabilisce la costanza indefinita dei geni, cioè la costanza della specie, contrariamente al cambiamento di una specie in un'altra teorizzato dall'evoluzione. La suddetta legge genetica riconosce la ripetitività immancabile dei fenomeni, come è ovvio in un enunciato definito "legge". Perciò non è una legge matematica delle mutazioni evolutive. Invece, nelle condizioni al di fuori della legge di Hardy-Weinberg, avviene. la selezione (naturale o artificiale) di certi caratteri finché si verifica l'estinzione di altri caratteri. Sicché la legge di Hardy-Weinber enuncia la stabilità (non l'evoluzione) e la selezione causa l'estinzione (non l'evoluzione); ergo la legge matematica dell'evoluzione dovrebbe essere cercata nella mutazione genetica, ma questa è tutt'altro che regolare. L'evoluzione è causata da mutazioni genetiche casuali, che non sono matematicamente trattabili in una legge. Su questo punto Odifreddi non è chiaro; non è chiara cioè la sua distinzione tra il caso (variazione) e il determinismo (selezione) quali fattori della speciazione.
Il formarsi delle variazioni genetiche è nominato a pagina 82 del suo libro con le parole: "instabilità del sistema possono essere provocate da mutazioni endogene (copiatura) o esogene (danneggiamento) dei singoli alleli". Per trovare la distinzione tra caso e determinismo si deve andare alla pagina 50, dove è scritto che la "casualità interviene nelle variazioni ereditarie" dovute a cause la cui "natura sarà spiegata soltanto dalla genetica mendeliana", e che il "determinismo è dato invece dal processo di selezione di queste variazioni". Credo che Odifreddi debba rivedere questo passo del suo libro, per chiarire che la forma delle variazioni è stata scoperta dalla scienza genetica, ma il loro insorgere è casuale. A una lettura frettolosa si potrebbe intendere che le leggi di Mendel spieghino la casualità delle variazioni.
Se l'intento di Odifreddi fosse raggiunto, si verrebbe a matematizzare la casualità nell'evoluzione così come è stato fatto per i fenomeni caotici di vari ambiti, quali il cosiddetto caos deterministico del moto dei fluidi, in cui minime variazioni iniziali producono grandi variazioni degli esiti; o il calcolo statistico del moto medio delle molecole dei gas; o il probabilismo sui generis della meccanica quantistica. Invece non c'è nessuna formula matematica che riguardi la casualità del comparire delle mutazioni esogene e endogene degli alleli. Non ha quindi fondamento l'affermazione di Odifreddi che la biologia sia basata su un meccanismo che combina casualità e determinismo come avviene nella meccanica quantistica. La differenza è che la casualità in fisica compare dalle formule matematiche, mentre in biologia è un fenomeno non trattabile matematicamente. Su questa lacuna della scienza si fonda l'interpretazione della comparsa dell'uomo come guidata da Dio nell'ambito della casualità.
Veniamo adesso alla posizione di Zichichi. L'affermazione che è scientifico solo quanto è matematico fa parte del repertorio delle celebrazioni di Galilei, di cui Zichichi è grande ammiratore. Per rispetto della storia della filosofia, bisogna invece risalire molto più indietro per trovarne l'origine, e cioè fino al privilegio che Platone dava alla matematica quale sapere vero del suo mondo delle idee. Il neoplatonismo rinascimentale, al quale si conforma Galilei, era convinto che i fenomeni naturali fossero espressione della razionalità di Dio e pertanto dovessero essere descritti nel linguaggio matematico, preso come la migliore riproduzione della razionalità divina. Questa concezione, che attribuisce alla matematica il valore assoluto, è il vero motivo della condanna ecclesiastica di Galilei, in quanto imponeva a Dio i limiti della necessità delle leggi matematiche. Il Sant'Uffizio ammetteva la comodità di calcolo matematico del sistema copernicano, ma respinse l'idea della realtà dell'eliocentrismo, giudicando che una natura regolata da leggi assolute contrastasse col libero arbitrio. Benché la matematica nel Novecento abbia perso la valitità di scienza assoluta, Zichichi, e tutti i fisici, continuano a non ammettere conoscenza senza la matematica; ma questa posizione relega nella non-scienza l'interpretazione del fenomeno biologico della mutazione. Ecco che qui conviene procedere similmente al naturalismo aristotelico, in cui la matematica non era indispensabile alla descrizione dei fenomeni. Non possiamo conoscere esattamente come siano avvenuti i passaggi dell'evoluzione, eppure possiamo affermare due conclusioni certe estremamente sintetiche, di cui tutti sono convinti.
Prima. L'evoluzione ha solo il senso progressivo. Nessuno crede che sia possibile selezionare gli individui in modo da ripercorrere all'indietro gli stadi evolutivi: l'evoluzione avanza irreversibilmente.
Seconda. L'evoluzione ha prodotto un solo essere intelligente. Già nel Seicento Huygens affermava che eventuali abitanti di altri mondi avrebbero la stessa nostra matematica. Il che significa che non avrebbero una intelligenza superiore alla nostra, giacché noi poniamo dei limiti logici alla matematica (per esempio, l'impossibilità della quadratura del cerchio e il teorema di incompletezza di Gödel) che non possono essere superati; dunque la nostra intelligenza è già quella massima.
Senza ricorrere al principio antropico, si induce da queste due certezze fenomeniche che l'universo ha avuto il fine (nel senso aristotelico di causa finale) di creare una sola specie intelligente di capacità massima, per cui l'evoluzione intellettiva è finita. La legge di Hardy-Weinberg assicura la stabilità della specie umana e le eventuali mutazioni potrebbero avere solamente effetti organici di nessuna valenza spirituale. Queste due certezze escludono che l'evoluzione abbia un senso irreligioso.



(Appendice)

Citazioni da "IN PRINCIPIO ERA DARWIN" di Piergiorgio Odifreddi (Longanesi, 2009).

(pag. 50-51)   La teoria evoluzionista che Darwin propose nei primi cinque capitoli de L'origine delle specie per risolvere il "mistero dei misteri" della biologia è invece [diversamente da quella di Charles Lyell] basata su un meccanismo che combina casualità e determinismo, come farà in seguito anche la meccanica quantistica.
La casualità interviene nelle variazioni ereditarie che producono i cambiamenti generazionali degli individui di una data specie. Su queste variazioni Darwin non si azzarda a fingere ipotesi, come già non si era azzardato a farlo Newton per la gravitazione: si limita invece a dire che esse "sono dovute a cause che ignoriamo completamente", e la loro natura sarà spiegata soltanto dalla genetica mendeliana.
Il determinismo è dato invece dal processo di selezione di queste variazioni, di cui Darwin individua tre tipi. Il primo e più ovvio è la selezione artificiale, praticata da tempo immemorabile da coltivatori e allevatori per ottenere specie vegetali o animali con determinate caratteristiche, e oggi sfociata nella produzione degli OGM ("organismi geneticamente modificati", appunto). Darwin analizza in particolare i colombi domestici, e arriva alla conclusione che tutti sono derivati da un'unica specie comune, mediante un lungo processo di accumulazione pilotata dall'uomo di piccole variazioni fornite dalla natura. Ovvero, "la natura propone e l'uomo dispone".
Una volta individuato questo meccanismo artificiale, Darwin immagina che esso possa essere lo stesso usato dalla natura per la formazione di tutte le specie. Egli arriva così per analogia alla selezione naturale, che agisce in base a un criterio utilitaristico di conservazione delle variazioni utili ed eliminazione di quelle inutili, condensato nel famoso motto coniato dal filosofo Herbert Spencer: "La sopravvivenza del più adatto nella lotta per la vita".

(pag. 78)   Nel suo libro Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (Il Saggiatore, Milano, 1999), il fisico Antonino Zichichi dismette la teoria biologica dell'evoluzione come non scientifica in quanto non espressa da un'equazione. Tra le tante critiche che le sono state rivolte nel secolo e mezzo che ci separa dalla pubblicazione del capolavoro di Charles Darwin L'origine delle specie, questa è una delle più disinformate: la matematica dell'evoluzionismo esiste infatti da un secolo esatto, visto che fu trovata indipendentemente nel1908 da Godfrey Hardy e Wilhelm Weinberg, da cui il nome di legge di Hardy-Weinberg con cui è (o dovrebbe essere) conosciuta.

(pag. 82)   Poiché l'evoluzione avviene quando le cose cambiano, essa è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all'equilibrio di Hardy e Weinberg. Da un lato, tre assunzioni del loro ragionamento sono di natura statistica: gli accoppiamenti devono essere equiprobabili e casuali, e la popolazione dev'essere sufficientemente grande perché valga la legge dei grandi numeri. Dal lato, due ulteriori assunzioni sono di natura fisica: il sistema dev'essere stabile e chiuso. Ora:
* accoppiamenti non equiprobabili sono tipici della selezione naturale, che favorisce la fecondità o la sopravvivenza di alcuni individui rispetto ad altri;
* accoppiamenti non casuali sono invece tipici della selezione artificiale imposta dagli allevatori o dai coltivatori, così come della selezione sessuale praticata da partner selettivi;
* se la popolazione è piccola si può verificare una deriva genica, ad esempio in pochi sopravvissuti da un cataclisma (“collo di bottiglia”) o in pochi emigrati distaccatisi da un gruppo (“effetto del fondatore”);
* instabilità del sistema possono essere provocate da mutazioni endogene (copiatura) o esogene (danneggiamento) dei singoli alleli;
* e aperture del sistema vengono prodotte, infine, da flussi genici in entrata (immigrazione) o uscita (emigrazione) nella popolazione.

Con buona pace di Zichichi, si ritrovano così matematicamente le condizioni evolutive identificate empiricamente dai biologi, come si addice appunto a ogni buona teoria scientifica.


Nota
(*) In corso di stampa nel "Bollettino. Gruppo astrofili di Padova", n. 42 (2009).


    aprile 2009.

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