LA FORMA A ZAMPA DI CANE
DEI MONTANTI DEGLI OROLOGI DEI DONDI(*)

di Carlo Frison

La forma dei braccioli di un trono di un affresco del Palazzo della Ragione di Padova avrebbe ispirato a Giovanni Dondi la curvatura a zampa di cane della base dei montanti del suo Astrario. Si avrebbe così la conferma che il rifacimento degli affreschi dopo l'incendio del Palazzo del 1420 ha conservato quelli originari di Giotto.

Recentemente è stata attribuita la datazione al Trecento a un orologio dimenticato da molti decenni nella torre di S. Andrea di Chioggia. L'autore della riscoperta, il maestro Aldo Bullo, ha rintracciato nell'Archivio Antico cittadino i documenti che, coadiuvati da qualche congettura, portano ad attribuirlo a Jacopo Dondi o a qualcuno della famiglia Dondi. Aldo Bullo da alcuni decenni si dedica allo studio delle opere dei Dondi, concludendo nel 2003 la grande impresa della pubblicazione del "Tractatus astrarii" di Giovanni Dondi, comprendente la riproduzione fotografica del manoscritto, la traslitterazione latina e la traduzione italiana(1). La riscoperta è avvenuta dopo il 2000, quando gli è stato possibile accedere al quinto piano della torre, dove è sistemato l'orologio. Il suo occhio esperto ha riconosciuto che, pur con le riparazioni e modifiche apportate, come l'aggiunta del pendolo, il macchinario ha la semplicità di un orologio medievale. Lo stato di conservazione abbastanza buono ha consentito a Bullo di rimetterlo in funzione.
Grazie a centinaia di documenti è ricostruibile la storia dell'orologio e dei suoi orologiai. Risulta che fino al 31 maggio 1839 l'orologio si trovava sulla torre nord-ovest del palazzo Pretorio, e che, venendo in quell'anno abbattuto il palazzo, esso è stato ceduto alla parrocchia di S. Andrea e posto nel campanile. Il pendolo era stato applicato alla fine del '700. Retrocedendo nel tempo, il più antico documento trovato, risalente al 26 febbraio 1386, parla di un orologio sulla torre nord-ovest del palazzo Pretorio; pertanto Chioggia è in possesso di uno degli esemplari più antichi al mondo, e per di più funzionante. È presumibile che l'orologio sia stato fabbricato prima dei tempi critici della guerra di Venezia con Genova, iniziata nel 1379 e conclusasi con la pace di Torino del 26 agosto 1381. La dispersione dei documenti relativi al periodo degli anni 1344-1381, ci costringe a limitarci al confronto di qualche particolare costruttivo con altri orologi.

Fig. 1 - A sinistra, particolare di un montante dell’orologio di Chioggia. A destra, allargamento ovale a forma di zampa di animale dell’appoggio dell’orologio di Chioggia.

Secondo Bullo sarebbe riconoscibile una caratteristica distintiva degli orologi dei Dondi. Si tratta della curva a quarto di cerchio della base dei montanti di sostegno dei macchinari. Nel manoscritto dell'Astrario conservato a Padova questa forma delle basi è definita a "zampa di cane" e come tale disegnata. Nell’orologio di Chioggia l’idea del piede d’animale è data dalla battitura che ha allargato in forma ovale l’estremità dell’asta piatta di ferro. Invece, l'orologio astronomico della torre di piazza dei Signori di Padova, ricostruito da Novello Dondi nel 1430 circa su modello di quello di Jacopo Dondi distrutto probabilmente nel 1390 in seguito a un incendio, ha la curvatura della gamba, ma solo una cortissima piegatura di appoggio orizzontale (fig 1 e fig. 2). A completare la somiglianza, l'orologio di Novello e quello di Chioggia hanno superiormente ai montanti un codolo su cui è infissa una sfera decorativa. Gli argomenti proposti da Bullo per attribuire ai Dondi l’orologio di Chioggia sono ben maggiori della particolare forma dei montanti. Le sue considerazioni non si limitano al fatto che Jacopo e Giovanni erano i maggiori astronomi e costruttori d'orologi vissuti a Chioggia, ma si sviluppano nella documentazione sull’attività economica dei Dondi interessati ai macchinari a causa del possesso di mulini, e sulle loro relazioni con l’eminente famiglia veneziana dei Falier, che ha dato dei podestà a Serravalle in un periodo in cui vi è stato installato un orologio da torre(2).
Tra tanti argomenti interessanti, quello della zampa di cane ha attratto la mia attenzione. Di primo acchito potrebbe sembrare condivisibile. Se non ché il profondo radicamento della simbologia degli animali nell'arte e nella letteratura pone una domanda, perché in quei tempi non si sarebbe raffigurato un animale qualsiasi indifferentemente dal suo significato simbolico. In tutte le mitologie il cane è principalmente associato alla morte e agli inferi. La sua principale funzione era di psicopompo, la guida dei morti negli inferi. Accostare il cane a divinità celesti, quali erano i pianeti, pare insolito, pur nella grande varietà delle mitologie. Gli animali che accompagnano le maggiori divinità sono detti guardiani sacri. Le rappresentazioni artistiche di questo genere, cominciate dalle antiche civiltà del Vicino Oriente, si trovano sui templi, sui palazzi reali, sui troni e sulle tombe. I guardiani hanno la forma di aquile, tori, leoni, angeli, sfingi o grifoni. L'arte cristiana, soprattutto romanica, ne ha tratto ispirazione per ornare i protiri delle chiese, le cattedre episcopali e i pulpiti. Non ho memoria di nessuna raffigurazione di un cane come guardiano sacro, né antica né medievale.
Fig. 2 A sinistra, montante dell’orologio di Novello Dondi. Al centro, zampa con unghie evidenziate di un montante disegnato nel manoscritto dell’Astrario della Biblioteca Marciana. A destra, zampa a piede di cane di un montante disegnato nel manoscritto dell’Astrario della Biblioteca Capitolare di Padova.

Rilevata l'apparente incongruenza di significati, la ricerca di una motivazione ha portato a riscontrare subito una differenza tra due manoscritti dell'Astrario, che potrebbe celare la spiegazione. Nel manoscritto conservato nella Biblioteca Capitolare di Padova troviamo scritto, all'inizio del capitolo primo: "La curva è a zampa di cane e con il piede nella estremità della curvatura, come mostra la figura, in modo che la base del casamento diventi più larga e poggi di conseguenza più saldamente, quando è posta sopra un piano." Invece, nel posteriore manoscritto conservato nella Biblioteca Marciana la zampa è detta "di cane o leone", e una figura la rappresenta con le unghie molto evidenziate che fanno pensare a quelle del leone (fig. 2, al centro). La motivazione scritta dal Dondi sembra dubbia. La forma plastica dei piedi dell’Astrario è stata plausibilmente ottenuta per fusione dell’ottone, metallo preferito da Giovanni per la resistenza alla corrosione, ma nell’orologio di Chioggia i montanti sono di aste piatte, del ferro scadente quale era a quei tempi, che nelle piegature ad angolo retto veniva indebolito; inoltre non c’era necessità di aumentare la stabilità di un casamento abbastanza largo di per sé. Il motivo dovrebbe essere diverso, in quanto la battitura per dare la forma ovale alla base orizzontale (fig. 1, a destra) non aumenta la stabilità, né pare un abbellimento. Nel particolare della base vedrei l’intenzione di dare a essa la forma di zampa di animale per qualche significato simbolico da mettere in relazione alla sostituzione del cane col leone guardiano sacro.
Le idee dei Dondi erano sostanzialmente analoghe a quelle di Pietro d'Abano. Poiché la dottrina astrologica medievale aveva abbandonato l'antica divinizzazione dei pianeti e li considerava come tramite usato dall'unico Dio per influire sulla vita umana, la concezione dei guardiani sacri era quasi scomparsa dal pensiero degli astrologi. Lo deduciamo dagli affreschi astrologici del palazzo della Ragione, ispirati all'"Astrolabium planum" di Pietro d'Abano. Molti affreschi raffigurano le arti e i mestieri e la vita comune in relazione agli influssi deducibili dai segni astrologici, tuttavia il significato simbolico degli affreschi del Salone ancora non è stato completamente chiarito. Focalizzando l'argomento dei guardiani sacri, questi si trovano in pochi quadri. Uno raffigura la personificazione della Teologia accompagnata da quattro aquile (20 A) (3). È difficile dire se la scelta del guardiano sacro di un solo evangelista sia o non casuale. Possiamo sospettare che abbia una connessione con il Giove seduto in trono tra due aquile (110 B), l'unico afffresco di pianeta affiancata da guardiani sacri. Nemmeno un secondo quadro di Giove in trono (85 B) ha i guardiani sacri. Il motivo di tanta eccezione dovrebbe essere astrologico. Il significato di queste aquile è ricavabile dall'aquila della tavola n. 83 del Astrolabium planum( 4 ), che corredata dalla la didascalia "homo augurium exercens". È plausibile che si riferisca al rito di divinazione romano di osservazione degli uccelli chiamato appunto inauguratio, praticato da Romolo e da Remo fondando Roma. Gli altri casi di guardiani sacri si trovano in due quadri in cui sono raffigurati degli angeli. Uno è la scena interpretata come "magia bianca", in cui un angioletto è appoggiato a un cerchio, con iscritte croci e lettere probabilmente magiche, dipinto alle spalle di un sapiente seduto immerso in lettura (45 C). L'altro è una scena di culto della luce, in cui demoni neri con le ali da pipistrello sorreggono una mandorla luminosa a imitazione dell'atteggiamento dei guardiani sacri angelici raffigurati attorno al trono di Dio. In basso sono altri demoni neri e cornuti intenti a leggere grossi libri (24 B). Ci sarebbe un altro affresco con gli angeli guardiani, ma si trova tra il compartimento astrologico del mese di luglio e quello del mese di agosto, quindi separatamente dai dodici segni astrologici. Il motivo è indubbiamente nel suo soggetto, che è la figura di Gesù Cristo tra quattro angioletti, in un affresco con S. Marco evangelista. La disposizione separata dai segni astrologici ha manifestamente l'intenzione di fugare le accuse di sottoporre all'influsso degli astri la Seconda Persona della Trinità. Lo scopo non sarebbe stato raggiunto, tanto che Giovanni Da Nono, descrivendo il Salone nel 1340, preferisce non parlare degli affreschi. In effetti, nei quadri astrologici troviamo i guardiani sacri solo nella scena della magia bianca, nella raffigurazione della Teologia e in quella di Giove con le aquile dell’inauguratio (a parte gli angeli-demoni del culto della luce). Questo sembra equiparare la scienza di Dio alle varie forme di arti divinatorie, dalle quali non è separabile l'astrologia. Benché le due scene della magia non abbiano corrispondenza nell'Astrolabium planum, le scene dei guardiani sacri degli affreschi confermerebbero che la tradizionale definizione di mago data a Pietro d'Abano deriverebbe dal genere di accusa fattagli nel processo dell’inquisizione che subì, di cui non si conoscono particolari.
Fig. 3 Re in trono, affresco al palazzo della Ragione. La forma dei braccioli sarebbe a zampa di cane, secondo la definizione di Giovanni Dondi.

La individuazione dei guardiani sacri mi è stata suggerita dall'osservazione dell'affresco di un re seduto su un trono di marmo (76 B) ornato da due piccoli braccioli dall'aspetto di tavole di legno indorate e sagomate a curve simili a quelle dei piedi dei montanti dell'Astrario (fig. 3). Questa forma non è razionale per i braccioli in quanto questi non consentono di appoggiare la mano assieme all’avambraccio. Osservando attentamente, si notano delle piccole ombreggiature sulla pittura che escluderebbero una superficie liscia dei braccioli. La curvatura del bracciolo formerebbe quindi alla sua estremità le dita della zampa di un animale. Non essendo visibili particolari, le zampe protese in avanti potrebbero appartenere ai canidi, ai felidi o agli ursidi, tra i quali la scelta dell’animale più probabile cadrebbe sul leone, che tra questi era l’unico compreso tra i guardiani sacri. Ma il significato dei guardiani sacri era la divinizzazione del re, concezione inammissibile secondo le idee naturalistiche di Pietro d'Abano.
L'interpretazione come di zampa di cane, suggerita dalla citazione dell'Astrario di Dondi, ha invece una spiegazione astrologica. Questo re in trono si trova nel compartimento del mese di ottobre, in cui domina Marte raffigurato come guerriero a cavallo (78 B) che, secondo la figura 373 del Astrolabium planum, indica un'influenza determinante un "uomo litigioso". Secondo l'astrologia, Marte è un pianeta con influenze anche negative nell’uomo, che possono risolversi, indipendentemente dalla volontà, per esempio in tendenze autodistruttrici, in velleità di arrecare danni agli altri (spesso per motivi di vendetta) ed in predisposizioni al crimine( 5 ). Astrologicamente il cane sarebbe adatto per rappresentare le influenze negative di Marte, mentre non lo sarebbe il leone. L'esercizio del potere non raramente è accompagnato da crudeltà. Come esempio di significato negativo del cane è da riportare la "scena di crudeltà" (90 B) che mostra una donna che depone un bimbo in fasce nel fiume. Nel quadro compaiono anche un cane e un cavallo, animali associati entrambi alla morte. Oltre al cane, anche il cavallo ha un simbolismo lunare e ctonio e compare nei miti sul tema della morte e rinascita.
Siamo così giunti alla conclusione. È probabile che questi orologi avessero qualche rivestimento decorativo in legno, di cui sarebbe rimasta solo la sfera di legno sopra i montanti dell'orologio di Novello e di quello di Chioggia, come detto sopra. Che tra gli altri abbellimenti ci fossero anche incisioni di animali, è una ipotesi superflua. Ciò che conta è il completamento della forma ricurva dei montanti con la zampa di cane o leone, espresso nei manoscritti di Giovanni Dondi, che pare ispirato ai braccioli dell'affresco del re in trono. L'alternativa tra cane e leone indica che Giovanni non aveva il rigore teorico di Pietro d'Abano riguardo all'influenza "naturale" degli astri. L'eclettismo di Giovanni propendeva verso la pratica sperimentale, vuoi nella meccanica (orologi o mulini di sua proprietà) vuoi nella medicina (estrazione di sali dalle acque termali). Appunto per questo suo senso pratico lascia perplessi la sua motivazione della curva a zampa di cane come utile perché "la base del casamento diventi più larga e poggi di conseguenza più saldamente". È palese che il macchinario era già abbastanza largo per non ribaltarsi, anche senza la sporgenza delle curvature delle basi. Si può supporre che Giovanni Dondi abbia taciuto il vero motivo, cioè il senso astrologico delle zampe di cane, così come nel Proemio del Tractatus astrarii non fa riferimenti espliciti all’uso astrologico dell’Astrario che aveva costruito. Si può supporre che il suo animo fosse stato intimorito dalla condanna ecclesiastica subita da Pietro d’Abano. L’idea di forgiare le basi dei montanti a zampa di cane, però, sarebbe di Jacopo Dondi, se l’orologio di Chioggia fosse attribuibile a lui. Giovanni l’avrebbe ripresa per il suo Astrario e annotata nel manoscritto conservato a Padova. Invece, nel successivo manoscritto conservato a Venezia è indicata l’alternativa tra cane e leone, che rivelerebbe una minor presa dell’astrologia nel pensiero di Giovanni. Sull’Astrario, probabilmente destinato a un principe, il simbolismo del cane poteva essere appropriato astrologicamente, stando all'interpretazione dell'affresco del re in trono, ma a Giovanni sarà sembrato consona anche l'antica tradizione di ornare i troni con qualche guardiano sacro quale il leone. Il corollario di questa interpretazione è la conferma dell'opinione, accettata quasi da tutti i critici, che il rifacimento degli affreschi, dopo l'incendio subito dal Salone nel 1420, abbia ripristinato il più fedelmente possibile i dipinti primitivi di Giotto. Perfino il minimo particolare dei braccioli del trono sarebbe stato riprodotto quale potevano vederlo Jacopo e Giovanni Dondi molti decenni prima dell'incendio.

Note
(*) Pubblicato in "Padova e il suo territorio", n. 122 (2006).

(1) Aldo Bullo (a cura di), Tactatus astrarii di Giovanni Dondi dall'Orologio, Edizioni Think ADV, Conselve 2003.
(2) Aldo Bullo, Chioggia 26 febbraio 1386. Entra in scena un orologio, (in corso di stampa).
(3) Si segue la numerazione dei quadri degli affreschi secondo Antonio Barzon, "Gli affreschi del Salone in Padova", Padova 1924.
(4)L’Astrolabium planum è riprodotto in AA.VV. "Il Palazzo della Ragione a Padova. Dalle pitture di Giotto agli affreschi del '400", Poligrafico di Stato, Roma 1992.
(5) Nicola Sementovsky-Kurilo, Astrologia, p. 196, Hoepli, Milano 1986.


Settembre 2007.

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