TESI SULLA RAFFIGURAZIONE DI TESTE TAGLIATE
NELL'ARTE RUPESTRE CAMUNA(*)

di Carlo Frison

Dal complesso delle ipotesi avanzate sul significato dei petroglifi camuni a tre dischi allineati è dimostrabile la tesi che il disco centrale rappresenti una testa tagliata secondo il rito noto da reperti celtici.

Fig. 1 - Graffito teomorfo della val d'Assa. (da Priuli; modificata dall'autore con l'aggiunta delle due radici curve simmetriche rispetto al tronco).


Il significato dei graffiti preistorici è ipotizzabile con l'ausilio dell'etnologia dei popoli primitivi e, non di meno, delle tradizioni popolari europee. Il principale rito legato all'agricoltura era celebrato nel periodo invernale per propiziare la rigenerazione della natura. Il suo svolgimento è stato tramandato dalle feste carnevalesche nelle forme ben conservate almeno fino all'Ottocento. Il ciclo vegetativo era visto come morte e rinascita e veniva trasposto nell'esistenza umana con la morte del "re del carnevale" sostituito da un re del nuovo anno. Indubbiamente, nella preistoria il rito comportava realmente un sacrificio umano. Il maggior esempio classico della morte e rinascita è da Dioniso, di cui una delle epifanie vegetali era l'albero.
Eccezionale testimonianza di questo rito preistorico è una incisione preistorica della Val d'Assa (Asiago), che presenta una figura umana stilizzata a forma di albero, con radici, tronco e rami privi di foglie. La testa è disegnata da un cerchio e due punti nella posizione degli occhi. Ai lati della testa ci sono altri due cerchi minori, interpretati da Ausilio Priuli(1) come il sole e la luna (fig. 1). Priuli accosta questo graffito da una parte ai celebri disegni camuni a tre dischi e ornamenti geometrici di linee parallele e curve concentriche (fig. 2), e dall'altra parte a una decorazione di un tamburo sciamano (fig. 3). Il sole e la luna, divinizzati nei miti di morte e rinascita, attribuiscono alla figura umana dell'incisione della Val d'Assa il significato dello spirito della vegetazione che muore e rinasce, per cui anche i disegni camuni avrebbero lo stesso significato. La ricostruzione del pensiero religioso arcaico può avvalersi anche in questo caso della cristianizzazione dei simboli dell'arte pagana. Alla gente semplice recentemente convertita al cristianesimo non sarà apparsa netta la distinzione tra il ciclo pagano di "morte e rinascita" dello spirito dell'albero e la morte e resurrezione eterna di Cristo. Perciò la simbologia del sole e della luna, disegnati accanto alla vittima sacrificale pagana, è stata trasferita nell'arte medievale al sacrificio di Gesù Cristo. Un esempio notevole di questo passaggio è la crocifissione affiancata dal sole e dalla luna scolpita a bassorilievo sulla roccia dell'Externsteine, presso Detmold in Bassa Sassonia (fig. 4), un luogo sacro fin dal paleolitico per tutte le comunità che abitarono in quella regione(2).

Fig. 2 - fig. 2 - A: Val Camonica, Plas di Paspardo (Brescia). Valtellina, B: Valgella n.1; C: Valgella n. 2. (da Priuli).
La comparazione con l'arte cristiana restituisce il significato di sacrificio per simili figure dell'arte preistorica. Perciò, il disco centrale dei disegni camuni rappresenterebbe la testa della vittima, e i due dischi laterali il sole e la luna. A questo punto sorge il sospetto che la mancanza della raffigurazione del corpo della vittima indichi nel taglio della testa il tipo di sacrificio, che ha esempi etnologici nella "caccia alle teste", nella mumificazione delle teste e, per quanto riguarda l'Europa pre-protostorica, nelle teste tagliate trovate in diversi siti celtici. Le linee e le curve parallele dei graffiti rappresenterebbero degli ornamenti, di significato indefinibile, o parti del vestito della vittima, fissati alla testa tagliata appesa in qualche modo, per esempio a un albero.

fig 3 - Tamburo magico delle regioni dell'Altai. (da Priuli).

Consideriamo un po' più attentamente i disegni camuni. Il disco centrale delle figure rilevate in località Valgella di Valtellina (fig. 2; B, C) è ovalizzato, mentre quelli laterali sono discretamente circolari. Questo fa pensare all'ovale del volto umano, specialmente per quello della figura C, che si restringe verso il basso come sarebbe un viso dalla fronte larga e il mento allungato. Infatti Emmanuel Anati lo considera la rappresentazione del volto di una dea. Diversamente, almeno nel caso dell'incisione di Plas di Paspardo, Brescia, (Fig. 2; A), appare evidente a molti esperti di arte preistorica che le linee radiali che si dipartono dal disco centrale rappresentino dei raggi solari. Secondo questa interpretazione, non si tratterebbe di una testa, bensì della rappresentazione del sole. La contraddizione tra le due ipotesi cesserebbe nell'ambito della tesi del sacrificio, la quale, attribuendo il significato del sole e della luna ai due dischi laterali, spiega con la divinizzazione e la collocazione in cielo della vittima del sacrificato i raggi emanati dal volto. Così lo spirito del dio della vegetazione è identificato in un astro, una stella o il sole stesso.

fig. 4 - Bassorilievo dell'Externsteine. -(da Gaspani (a).

Ci aiuta a proseguire con le riflessioni un interessante articolo di Adriano Gaspani, che si è discostato dall'identificazione del petroglifo di Plas col sole, puntualizzando due notevoli osservazioni difficilmente contestabili. Prima, che questo petroglifo è "diverso dai consueti simboli solari ritrovati tra le incisioni rupestri camune". Seconda, che il menhir di Ello (presso Lecco) ha una incisione simile a quella di Plas e non interpretabile come simbolo del sole(3). Secondo quanto scrive Gaspani, il menhir, pur essendo coevo ai camuni, non appartiene a quella cultura. La scena incisa (fig. 5) ha un disco completamente picchiettato, da cui emergono verso il basso tre raggi, posto in mezzo a altri due dischi opachi. È lo stesso simbolo riscontrato sulle rocce camune. Il simbolo è tracciato all'interno di un cerchio, e sotto è rappresentata una figura umana rivolta a esso in atteggiamento orante. Accanto è rappresentata la lama di un'ascia sovrapposta a profonde incisioni. Gaspani interpreta la scena come un uomo orante rivolto verso il cielo in cui campeggia il disco tricaudato in mezzo ad altri due: ciò suggerisce già di per sé l'idea che l'oggetto simbolizzato fosse visibile in alto, nel cielo, e quindi che fosse un oggetto astronomico. Gaspani conclude proponendo l'ipotesi che, se la rappresentazione del menhir di Ello fosse indipendente da quelle trovate sulle steli e sui massi camuno-valtellinesi, la spiccata similitudine tra i simboli potrebbe trovare una spiegazione nella rappresentazione della comparsa di una cometa molto luminosa, transitata in mezzo a sue astri ben visibili a occhio nudo. A parere mio, l'ipotesi di Gaspani ha il punto debole di presupporre che due culture vicine fossero del tutto indipendenti. A me pare difficile che lo stesso fenomeno astronomico complesso (non ritrovato nelle simulazioni al planetario dei moti celesti del passato) sia rappresentato nello stesso modo con l'irreale posizione delle tre code cometarie verso il basso, invece che verso l'alto. A parte questa difficoltà, ciò che importa è la collocazione del simbolo nella volta celeste, completo con i tre pendagli, che non possono essere interpretati come parte dei reggi emanati dal sole. L'alternativa alle code cometarie può essere le decorazioni appese alla testa della vittima divinizzata e collocata tra gli astri.

fig. 5 - Petroglifo sul menhir di Ello (Como). (da Gaspani (b), modificata dall'autore eliminando le colorazioni dello sfondo).

In anni recenti l'incisione di Plas è stata interpretata come quadrante solare stagionale. Dapprima Mario Codebò(4) e collaboratori, in più interventi tra il 2000 e il 2005, hanno ipotizzato che il petroglifo a tre dischi di Plas fosse la rappresentazione stilizzata dei tre tramonti salienti (solstizi ed equinozi) del sole sul profilo dei monti visibile dal sito. Ulteriori indagini di Codebò hanno evidenziato che gli angoli che separano tra loro i tre fasci di raggi dipartentisi dal disco centrale erano uguali agli angoli tra i tre punti citati di tramonto del Sole sul profilo della antistante catena montuosa. Il lavoro di Codebò attrasse l'interesse di Giuseppe Brunod(5) che, assieme a dei collaboratori, ha confermato che questo simbolo sarebbe stato utilizzato dagli uomini dell'Età del Rame (IV-III millennio a.C.) come un quadrante solare stagionale. Il contributo di questo secondo gruppo consiste nell'aver notato che, appoggiando uno stilo inclinato al centro del disco, l'ombra da esso generata durante la giornata attraversava i fasci di linee fermandosi in loro corrispondenza all'ultimo raggio di sole, cioè alla sparizione dell'astro dietro la catena montuosa, nei giorni dei solstizi ed equinozi.
Tuttavia, l'impiego astronomico è solo una delle ipotesi suscitate da questo tipo di figure, peraltro pregno di significati magico-religiosi. Considerando complessivamente le varie ipotesi, senza escludere quella archeoastronomica, si può ritenere dimostrata la tesi della rappresentazione di un rito del taglio della testa. Infatti, è ammissibile che, in epoche seriori alla ideazione del glifo, sia avvenuta la trasformazione del disegno degli ornamenti appesi alla testa tagliata, facendoli diventare linee dritte come se fossero raggi emanati dal disco solare, al fine di adattarli a quadrante solare.

Note
(*) Pubblicato in "Terra Insubre", n. 49 (2009), ma con titolo diverso: "Tesi sulla raffigurazione di teste tagliata nella società medievale"

(1) A. Priuli, Le incisioni rupestri dell'Altopiano di Asiago dei Sette Comuni, Priuli & Verlucca, 1983.
(2) A. Gaspani (a), Externsteine, santuario naturale degli antichi germani, in "Terra Insubre", n. 43 (2007).
(3) A. Gaspani (b), I simboli "solari" dei camini, in "l'astronomia", n. 205 (2000).
(4) M. Codebò, P. Barale, M. Castelli, H. De Santis, L. Fratti e E.Gervasoni, La roccia camuna del sole: un'ipotesi archeoastronomica, in Quaderni del L.A.S.A. n. 2 - marzo 2005
(5) G. Brunod, M. Cinquetti, A. Pia, G. Veneziano, Un antico osservatorio astronomico - Un calendario per gli uomini dell'Età del Rame, Brescia 2008.


Aprile 2009.

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