IL TRAMONTO DELLA STELLA ANTARES DIETRO AL MONTE ANTARES DI VITTORIO VENETO(*)

di Carlo Frison

Il nome di Monte Antares presso Vittorio Veneto, comparente in un atto notarile del 1435, deriverebbe dall'osservazione del tramonto eliaco della stella su questo monte. La ricerca archeoastronomica pone il verificarsi del fernomeno intorno al 400 a.C.

Sembrerebbe un caso più unico che raro il nome di una stella dato a un monte: il Monte Antares situato tra le cittadine di Serravalle e Ceneda, i due nuclei storici di Vittorio Veneto. Questo nome, certamente di origine colta, compare in un atto notarile del 1435 [1], ma non è riportato nella toponomastica veneta raccolta da Dante Olivieri, che invece ha il nome di Monte Altare [2], probabilmente di origine popolare. La doppia denominazione è confermata dalla memoria di qualche anziano vittoriese che tuttora ricorda d'aver sentito dai suoi genitori che il monte non dovrebbe essere chiamato "Altare" ma "Antare" [3]. Dobbiamo quindi considerare due ipotesi. 1° il nome dotto originario Antares è stato successivamente trasformato nel nome popolare Altare (il contrario è inverosimile), 2° il nome Altare ha origine indipendente e rientra nei toponimi di luoghi di culto pagani che denominavano "Altare" le pietre su cui si svolgevano i riti stregoneschi [4]. In assenza di qualsiasi altra notizia storica, il nome Antares sembrerebbe spiegabile come derivato dall'osservazione di un fenomeno astronomico, il più semplice dei quali è la levata o il tramonto della stella su questo monte. La ricerca, oltre ai dati archeoastronomici, necessita di riferimenti all'archeologia e alle tradizioni religiose e popolari della aree considerate, quella del punto da cui era osservato il Monte Altare e quella del monte stesso.

Da Vittorio Veneto, una cittadina sorta su un lembo di pianura incuneata tra le prime alture delle Prealpi, provengono ritrovamenti archeologici di tutte le epoche a partire dal neolitico. La combinazione tra orografia, archeologia e luoghi di culto pone condizioni molto restrittive sul sito adatto per l'osservazione della levata o del tramonto di Antares dietro al monte. Per cominciare è da escludere la levata, dato che tutto il quadrante a nord ovest del Monte Altare (450 m) è occupato dalla vicinissima dorsale del Monte Pedof-Baldo (verso i 600 m), dove non è stato trovato nessun resto archeologico. La possibilità è invece a nordest del Monte Altare, sul fondovalle solcato dal fiume Meschio. Più in là comincia il pendio ripido del Monte Costa di Fregona, su cui non ci sono resti archeologici né è immaginabile un sito in posizione adatta per l'osservazione del tramonto di Antares dietro al Monte Altare. I siti cultuali interessanti dell'area individuata sono la chiesa di S. Andrea del Bigonzo, distante 1,5 chilometri dalla cima di Monte Altare, e la Chiesa della Madonna della Tosse, distante poco meno di 2 chilometri.

Diversi reperti archeologici dei luoghi nominati sono andati dispersi. Presso S. Andrea nel XIX secolo sono stati trovati corredi funerari di tombe a inumazione e una stele funeraria iscritta. Sul Monte Altare sono state trovate, anteriormente al 1931, situle in bronzo, e nella valle tra i monti Altare e san Paolo sono stati trovati il coperchio di un'urna funeraria e monete del tardo impero. Altri reperti di grande interesse sono stati trovati, dal 1989 in poi, sulla cima del Monte Altare detta colle "maledicto" nell'atto notarile (l'altra cima è quella detta Antares). Si tratta di frammenti di ceramiche, bronzi, monete celtiche, greche, venetiche di imitazione massaliota, romane di età repubblicana e imperiale, e sortes per la divinazione. La ceramica indica un inizio di frequentazione dalla fine dell'età del Bronzo, ma solamente dal IV secolo a.C. si ha evidenza che il sito aveva acquistato carattere di centro religioso. Gli archeologi ipotizzano che il santuario fosse dedicato a una dea sanatrice [5]. Infine, sul fondovalle ai margini del Monte Altare, in contrada Salsa, sono stati trovati frammenti di ceramiche, anfore, fibule bronzee, un busto bronzeo e monete, attribuiti a vari secoli dell'Impero romano. Il toponimo Salsa si riferisce alle numerose sorgenti di acque salsoiodiche attorno al Monte Altare che diedero motivo alla costruzione delle terme antiche ai piedi di questo monte [6].

Fig. 1 - A, chiesa di S. Andrea del Bigonzo. T, chiesa della Madonna della Tosse. M, Monte Altare. P, Monte S. Paolo. B, Monte Pedof-Baldo.

All'archeologia sono da aggiungere considerazioni storiche e cultuali. La chiesa di S. Andrea del Bigonzo è stata costruita a cavallo del 1300 sul luogo della prima chiesa di Serravalle, risalente al IV secolo. Il bigonzo (bigoncio, attrezzo per portare a spalla due secchi d'acqua ai lati) si riferisce probabilmente alle acque non minerali delle sorgenti o torrenti della fascia est del fondovalle, contrariamente a quelle salse della fascia ovest. Presso un torrente si trova la chiesa dedicata alla Madonna della Neve, ma comunemente chiamata Madonna della Tosse, perché si usava condurvi i bambini colpiti dalla tosse convulsa. Dal Settecento al 1924 non esisteva che una cappellina, sostituita in quell'anno con l'attuale chiesa [7]. L'origine di questo luogo di culto appare come la cristianizzazione di una pratica popolare da riportare probabilmente al culto pagano di una ninfa, ovvero di una dèa delle acque, passata nelle tradizioni con nomi popolari di anguana, longana e altri simili derivati dal latino popolare (non attestato ma ricostruito) aquana [8]. Sul roccioso Monte Altare non ci sono luoghi di culto cristiani, ma sulla conca a sud tra questo e il Monte S. Paolo è conservato il santuario di Elisabetta e un tempo c'era anche quello di S. Zuane. Sul lato nord del Monte S. Paolo la devozione popolare tiene acceso un lumino alla Madonna e sulla sua cima ci sono i ruderi della rocca di Elia (comunicazione personale di Carlo Forin). Più interessante è il nome di colle "Maledicto" dato al una cima del Monte Altare (l'altra cima è quella detta Antares) nell'atto notarile citato sopra. È opinione di Carlo Forin (comunicazione personale) che si debba risalire all'editto emanato nel 391 dall'imperatore Teodosio, in proibizione dei culti pagani, per far sorgere il toponimo "Maledicto". La sacralità del monte sarebbe stata connessa alla presenza di numerose fonti di acque salsoiodiche.

Direzioni archeoastronomicheQueste premesse archeologiche, storiche e cultuali danno motivo per proporre l'ipotesi che le chiese di S. Andrea e della Madonna della Tosse siano costruite presso luoghi di culto pagani utilizzati anche come punti di osservazioni astronomiche. Trattandosi di una indagine in zona montuosa, ho risistemato un mio vecchio programma per calcolatore in grado di ricavare l'azimut e l'altezza di un astro al momento del tramonto o della levata dietro ai monti, programma che è a disposizione di chi fosse interessato a ricerche simili. I fenomeni rilevabili riguardanti il Monte Altare sono due. Il primo è il tramonto del sole al solstizio invernale visibile dal luogo della chiesa di S. Andrea. Negli primi secoli a.C. il sole era visto scendere rasente al declivio della cima del Monte Altare, fenomeno che oggidì avviene con aumento di meno di mezzo grado di azimut. Il secondo è il tramonto di Antares dietro al Monte Altare, visibile dal luogo della Madonna della Tosse intorno al 400 d.C., quando la prima pieve di S. Andrea era già stata costruita. Però, data la vicinanza del punto di osservazione al monte, il tramonto della stella era osservabile lungo molti secoli da posizioni poco distanti dalla chiesa della Madonna della Tosse. Per esempio, scegliendo la posizione spostata di 250 metri verso sud rispetto alla chiesa, si trova che il tramonto di Antares sul monte era osservabile intorno al 400 a.C.

Fig. 2 - La linea punteggiata segna il tramonto di Antares sul monte Altare visto dalla chiesa della madonna della tosse intorno al 400 d.C. P, Monte S. Paolo. M, Monte Altare. B, Monte Pedof-Baldo.

Riguardo all'utilità dell'osservazione delle stelle, le levate e i tramonti eliaci indicavano, secondo quanto riferito dagli scrittori antichi, i tempi dei lavori agricoli. Dagli studi di Adriano Gaspani e Silvia Cernuti risulta che anche nei siti celtici si riconoscono orientamenti astronomici che rivelano questa funzione [9]. Di questo argomento io non mi sono mai occupato. Riferisco solamente le due date riguardanti il nostro caso. Il tramonto eliaco di Antares dietro al monte Altare, dal punto di osservazione a 250 metri a sud della chiesa della Madonna della Tosse, era visibile intorno al 400 a.C. il 9 settembre; mentre dal punto di osservazione di questa chiesa intorno al 400 d.C. era visibile il 24 settembre. Queste date sono secondo il calendario giuliano contato a ritroso e hanno l'incertezza di due giorni in più o in meno.

 

 

  Ringrazio il dott. Carlo Forin, vittoriose, per le informazioni fornitemi, numerose e indispensabili alla stesura di queso articolo.

Note
(*) Pubblicato in "Bollettino. Gruppo astrofili di Padova", n. 31 (2005).

[1] Forin, C., Antares, dagli dèi di Babele alle lingue d'Europa, Vittorio Veneto 2005, edizione fuori commercio.
[2] Olivieri, D., Toponomastica Veneta, Venezia-Roma 1961, p. 120.
[3] Comunicazione personale del dott. Carlo Forin di Vittorio Veneto.
[4] Alinei, M., Naquane nella Valcamonica nei suoi rapporti con le Aquane, esseri mitologici delle Alpi centro-orientali, Quaderni di semantica, V, pp. 3-16, Il Mulino, Bologna 1984.
[5] Gambacurta, G.;Gorini, G., Il deposito votivo di Monte Altare (Treviso), Corpus delle stipi votive in Italia, XIX, Regio X, 2, Roma 2005.
[6] AA.VV., Carta archeologica del Veneto, I, Modena 1988. p. 171-174.
[7] Maschietto, A., Toponomastica Vittoriese, Tipografia del Seminario, Vitorio Veneto 1963, p. 79.
[8] Alinei, op. cit.
[9] Gaspani, A., La Cultura di Golasecca. Cielo luna e stelle dei primi Celti d'Italia, Keltia, Aosta 1999. Cernuti, S.; Mariani, L., Il calendario agricolo dei Celti: nuove ipotesi, "Terra insubre", n. 34, 2005.


Novembre 2007.

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